Negli anni ’80, la Moto Guzzi V65 Lario arrivò con la promessa di scuotere il mondo delle sportive italiane. Linee decise, un motore all’avanguardia e un carattere tutto da scoprire. Eppure, dietro quell’apparenza grintosa si nascondeva un problema tecnico che avrebbe segnato il suo destino. In un mercato dominato dalle medie cilindrate giapponesi, la V65 Lario riusciva a farsi notare per velocità e design, ma non abbastanza da conquistare davvero il pubblico. Oggi è più di un ricordo: è un pezzo da collezione, un simbolo di coraggio e sfortuna, un sogno che non ha mai trovato la sua strada.
All’inizio degli anni ’80, Moto Guzzi attraversava un momento delicato. I suoi motori “Big Block” da 850 e 1000 cc erano robusti e potenti, ma ormai datati, incapaci di tenere testa alle agguerrite medie cilindrate giapponesi. La necessità era chiara: serviva un motore più snello, moderno e competitivo, capace di offrire prestazioni sportive senza perdere l’identità del marchio. A guidare il progetto fu Lino Tonti, che diede vita al motore “Serie Piccola”. Nel 1984 arrivò la V65 Lario, che prendeva il nome dal Lago di Como, un richiamo elegante e deciso. Fu un passo importante: per la prima volta su larga scala, Moto Guzzi adottava una distribuzione a quattro valvole per cilindro su un bicilindrico a V di 90°, raffreddato ad aria. L’obiettivo era chiaro: più potenza e un’erogazione più brillante, per una sportività nuova nel segmento delle medie Guzzi.
La Lario rappresentava un sogno di modernità, un tentativo di scrollarsi di dosso l’immagine di marchio legato a cruiser e moto classiche, per affrontare in modo diretto i rivali più agili e veloci. Non era solo un progetto tecnico, ma una sfida contro il declino che sembrava colpire anche un simbolo come Moto Guzzi sotto la guida di De Tomaso. Tuttavia, quella rivoluzione sulla carta nascondeva problemi che sarebbero venuti a galla dopo poche stagioni.
La V65 Lario colpiva subito per il suo aspetto filante e aggressivo. Il cupolino aerodinamico e la sella dal profilo basso si univano senza interruzioni al codino posteriore. Non passavano inosservate nemmeno le ruote da 16 pollici, una scelta tecnica importante per quegli anni, ispirata dalle corse e pensata per migliorare agilità e maneggevolezza. Questo diametro ridotto doveva garantire una risposta più pronta negli inserimenti in curva, sottolineando la vocazione sportiva della moto.
Sotto la carenatura c’era il nuovo motore bicilindrico da 643 cc, compatto ma potente, capace di circa 60 cavalli a 7.800 giri, un dato notevole per l’Italia degli anni ’80. La distribuzione era monoalbero al basamento, con aste e bilancieri che muovevano quattro valvole per cilindro, una soluzione tecnica avanzata per Moto Guzzi.
Il peso a secco di 170 kg aiutava a contenere la massa e migliorava la guidabilità. Anche le sospensioni erano di buon livello: forcella anteriore con correttore di assetto e ammortizzatori posteriori Bitubo a gas promettevano prestazioni sportive. La Lario era pronta a farsi valere sulle strade veloci, con un passo sicuro e deciso, senza sfigurare nemmeno in pista.
Guidare la V65 Lario era una sensazione particolare. Le ruote da 16 pollici promettevano agilità, ma in realtà la moto richiedeva un po’ di impegno per piegare. Non “scendeva” in curva da sola come ci si aspetterebbe da una sportiva moderna: serviva un tocco deciso sul manubrio per indirizzarla. La filosofia di Lino Tonti puntava più sulla precisione e la stabilità che sulla leggerezza di guida, trasformando la Lario in una moto che seguiva la traiettoria con rigore quasi meccanico, come se fosse incollata alla strada.
Questo la rendeva molto stabile ad alta velocità e nei tratti veloci, dove dava il meglio di sé. D’altra parte, il pilota doveva accompagnarla con attenzione nelle curve strette o nei cambi di direzione rapidi, senza aspettarsi reazioni fulminee. Era una moto sicura, soprattutto grazie all’avantreno solido, all’interasse lungo e alla geometria del telaio derivata dalla “Serie Piccola”.
Un limite però emergeva durante la frenata in curva: se si usava troppo il freno anteriore a moto piegata, la Lario tendeva a raddrizzarsi di colpo, un comportamento dovuto anche agli pneumatici dell’epoca, meno performanti e più delicati su quel profilo.
La vera innovazione tecnica della V65 Lario era la distribuzione a quattro valvole per cilindro. Doveva portare prestazioni migliori, ma si trasformò in un incubo per molti proprietari. Le valvole di scarico avevano l’abitudine di rompersi improvvisamente, con lo stelo che si spezzava e causava danni gravissimi al motore.
Quando accadeva, la valvola cadeva dentro il cilindro e si scontrava con il pistone, distruggendo testata, bielle e spesso anche il basamento. Era un guasto improvviso e devastante, che lasciava il pilota con un motore da buttare.
Le cause erano diverse. Le molle delle valvole erano troppo rigide per evitare il fenomeno dello sfarfallamento ad alti giri, ma questa rigidità eccessiva metteva sotto sforzo lo stelo, facendolo cedere. La metallurgia delle valvole non era all’altezza delle temperature generate da quelle testate a quattro valvole raffreddate ad aria. Infine, l’angolo sbagliato dei bilancieri provocava spinte laterali che consumavano prematuramente le guide, aumentando il rischio di rottura.
Moto Guzzi provò a intervenire già durante la produzione, sostituendo in garanzia molle meno rigide e valvole migliorate. Ma il problema non fu mai risolto del tutto. Molti proprietari scelsero di sostituire le testate a quattro valvole con quelle a due valvole della versione standard della V65, rinunciando però a parte della potenza e dell’identità tecnica.
Oggi, la V65 Lario è una moto da collezione, amata dagli appassionati storici di Moto Guzzi. Per guidarla senza rischi servono aggiornamenti tecnici che la comunità dei “Guzzisti” ha sviluppato negli anni. Montare valvole in Nimonic, una lega resistente alle alte temperature, è diventato fondamentale per evitare rotture dello stelo.
Anche il kit di molle a carico differenziato o l’uso di molle più morbide aiuta a ridurre lo stress meccanico, garantendo comunque un buon ritorno delle valvole. Le guide valvola in bronzo migliorano la lubrificazione e riducono gli attriti, mentre aste in alluminio alleggerite abbassano le masse in movimento, allungando la vita del sistema di distribuzione. Grazie a questi interventi, la V65 Lario torna a essere una moto affidabile e piacevole da guidare anche oggi.
La Moto Guzzi V65 Lario resta una moto di nicchia, adatta a chi conosce bene la sua storia e sa come gestire i suoi limiti tecnici. Sul mercato, i prezzi riflettono questa realtà complessa: molti esemplari si trovano a cifre contenute, intorno ai 1.500 euro, proprio per la sua fama di moto “fragile”. I modelli in ottime condizioni e con distribuzione aggiornata possono arrivare fino a 3.000 euro.
Chi vuole comprare una Lario deve fare attenzione. È fondamentale verificare se l’impianto valvole è stato aggiornato con componenti moderni e più resistenti. Se si acquista un esemplare originale e conservato, è meglio non superare i 5.000 giri al minuto prima di un controllo approfondito da parte di un meccanico esperto nel motore di Mandello.
Con un po’ di cautela si evitano guai costosi e si può ancora godere delle emozioni per cui la moto è nata, senza incappare nel problema che le ha dato fama negativa. La V65 Lario resta un simbolo di un’epoca di cambiamento e sperimentazione in Moto Guzzi, una moto affascinante e carica di sogni sportivi, anche se imperfetta.
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