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Guardrail Salvamotociclisti: Nuove Regole in Arrivo dal 2027, Sarà la Svolta Definitiva?

Nel 2027 cambierà qualcosa di concreto per la sicurezza dei motociclisti sulle strade italiane. Un decreto ministeriale, atteso per l’autunno 2026, darà il via a nuove regole per l’installazione dei guardrail salvamotociclisti. Questi dispositivi, pensati per ridurre gli incidenti gravi, saranno più diffusi, ma non senza condizioni. Le norme prevedono paletti tecnici stringenti che potrebbero frenare la loro rapida diffusione, lasciando ancora aperti dubbi e possibili ritardi. Una svolta attesa, insomma, ma da seguire con attenzione.

La terza fascia diventa norma: cosa cambia nel decreto

Il decreto, pubblicato il 19 ottobre 2026 in Gazzetta Ufficiale, aggiorna la normativa del 2019 e introduce formalmente la “terza fascia” di protezione. Si tratta di un sistema di sicurezza aggiuntivo montato sotto il guardrail tradizionale, pensato per evitare che il motociclista finisca contro i montanti o le staffe in caso di caduta. L’obiettivo è semplice: contenere il corpo e ridurre il rischio di ferite gravi o letali.

Le nuove regole dovranno essere applicate entro il 17 aprile 2027 e riguardano sia la progettazione sia l’installazione di questi dispositivi. Sono stati aggiornati anche i parametri tecnici, con test più rigorosi per verificare resistenza e compatibilità con le barriere già esistenti. Però, non è previsto un obbligo chiaro di sostituire tutti i guardrail installati prima, ma solo di valutare il rischio caso per caso.

Dove si mettono i guardrail salvamotociclisti: regole e priorità

Le norme si applicano soprattutto alle strade progettate per velocità pari o superiori a 70 km/h. Attenzione: la “velocità di progetto” non è il limite segnato sul cartello, ma un parametro tecnico legato alla strada.

Ci sono quattro situazioni in cui l’installazione della terza fascia diventa obbligatoria:

– curve strette, con raggio inferiore a 250 metri, dove il guardrail è sul lato esterno;
– discese particolarmente pericolose, segnalate, su strade extraurbane e urbane;
– restringimenti pericolosi della carreggiata, anch’essi segnalati;
– tratti di strada dove, negli ultimi tre anni, si è verificato almeno un incidente grave o mortale che ha coinvolto motocicli o ciclomotori, con uscita dalla carreggiata o impatto contro la barriera.

Rispetto al passato, è significativa la riduzione della soglia per intervenire in caso di incidenti: basta un solo episodio grave o mortale in tre anni per scattare l’obbligo, mentre prima erano necessari almeno cinque.

Le deroghe che potrebbero rallentare la diffusione

Nonostante l’obbligo, il decreto lascia ampio spazio alle valutazioni tecniche. L’articolo 4 consente ai progettisti di decidere di non installare la terza fascia, purché motivino la scelta con una relazione tecnica basata su traffico, velocità media, geometria della strada e alternative di sicurezza.

Inoltre, ci sono deroghe per condizioni particolari, come zone con forte innevamento, dove i guardrail salvamotociclisti potrebbero ostacolare la manutenzione o creare rischi aggiuntivi.

Per quanto riguarda le barriere già presenti, non c’è un obbligo generalizzato di sostituzione. Gli enti gestori devono solo valutare il rischio e decidere interventi mirati. Questa flessibilità, se da un lato è utile per adattare le scelte al contesto, rischia però di lasciare molte strade senza protezioni aggiornate per tempi lunghi.

Un percorso lungo oltre dieci anni

La questione della sicurezza per i motociclisti e dei guardrail salvamotociclisti va avanti da più di un decennio. Nel 2015 ANAS aveva avviato sperimentazioni con barriere H2 studiate per ridurre le lesioni in caso di incidente, ma la diffusione è rimasta limitata.

Nel 2019 un decreto avrebbe dovuto imporre l’installazione di questi dispositivi, ma le deroghe ne hanno ridotto l’efficacia pratica. Nel 2024, la Commissione Trasporti della Camera ha dato un’accelerazione, inserendo la terza fascia nella legge 177, pur mantenendo l’espressione “ove prevista”.

ANAS, secondo la Carta dei Servizi 2025, ha già montato circa 1000 chilometri di guardrail salvamotociclisti sulla sua rete. Un traguardo, certo, ma ancora troppo poco per coprire in modo capillare le strade a rischio.

L’incognita del futuro: tra promesse e realtà

Il decreto del 2026 migliora i criteri per identificare i tratti più pericolosi e alza il livello tecnico dei dispositivi. Ma non prevede un piano nazionale vincolante né stanziamenti dedicati agli interventi.

La programmazione rimane affidata alle singole amministrazioni e agli enti gestori. Senza un coordinamento centrale e risorse certe, l’applicazione potrà essere disomogenea, con il rischio che molte strade restino scoperte a lungo.

Dopo anni di annunci e normative a metà, i prossimi mesi saranno decisivi. Solo con un’applicazione concreta si potrà capire se questo decreto sarà davvero un punto di svolta per la sicurezza dei motociclisti o un altro passo lento in un percorso troppo lungo.

Redazione

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