Il 17 aprile 2027 segnerà una data importante per la sicurezza stradale dei motociclisti: entrerà in vigore un nuovo decreto ministeriale che aggiorna le norme sui guardrail. Dopo oltre dieci anni di discussioni e attese, finalmente qualcosa si muove. Ma, nonostante le regole più rigorose, restano dubbi sull’efficacia reale di questi dispositivi. Limiti tecnici e ambiguità nelle nuove disposizioni rischiano infatti di compromettere i benefici sperati. La strada verso una protezione migliore è ancora lunga.
L’11 settembre 2026 è stato firmato un decreto che sostituisce quello del 2019, aggiornando i criteri tecnici per le barriere stradali dotate di “terza fascia”, ovvero quella protezione continua posizionata nella parte bassa del guardrail. Lo scopo è chiaro: evitare che, in caso di caduta, il motociclista impatti contro spigoli o montanti metallici, riducendo così il rischio di lesioni gravissime.
Il decreto, pubblicato il 19 ottobre 2026 in Gazzetta Ufficiale, fissa requisiti più precisi sulla resistenza e sulla compatibilità dei dispositivi con le barriere già esistenti. Finora, infatti, l’applicazione delle norme era stata frammentaria e poco vincolante, con risultati limitati in termini di sicurezza.
Le nuove regole si applicano soprattutto alle strade progettate per velocità pari o superiori a 70 km/h, un parametro tecnico che non coincide necessariamente con i limiti stradali indicati dai cartelli. Le protezioni dovranno essere installate in quattro casi specifici:
– Curva con raggio inferiore a 250 metri, sul lato esterno, dove è più alto il rischio di uscita di strada;
– Discese pericolose segnalate, su strade extraurbane e urbane di scorrimento;
– Restringimenti critici della carreggiata, che possono mettere in difficoltà i motociclisti;
– Tratti di strada dove negli ultimi tre anni si è verificato almeno un incidente grave o mortale con moto o ciclomotori, con uscita dalla carreggiata o impatto contro la barriera.
Rispetto al decreto precedente, che richiedeva almeno cinque incidenti per intervenire, ora basta un solo episodio grave per scattare l’obbligo di adeguamento. Un cambiamento importante che punta a velocizzare la messa in sicurezza delle zone più rischiose.
Ma non tutto è semplice. L’articolo 4 del decreto lascia infatti spazio a valutazioni tecniche che possono giustificare la mancata installazione della terza fascia. I progettisti possono basarsi su fattori come il traffico, la velocità media o la conformazione della strada, oltre a valutare soluzioni alternative.
In più, sono previste eccezioni per aree con condizioni ambientali particolari, come zone soggette a frequenti nevicate, dove le barriere potrebbero ostacolare la manutenzione.
Per le barriere già installate non è prevista una sostituzione immediata e generalizzata: gli enti gestori dovranno valutare caso per caso il rischio e decidere gli interventi necessari. Questa flessibilità, pur comprensibile, rischia però di rallentare la diffusione delle protezioni proprio dove servirebbero di più.
La questione dei guardrail salvamotociclisti è aperta da oltre un decennio. Nel 2015 ANAS aveva lanciato test e progetti pilota su barriere di tipo H2, pensate per limitare gli impatti mortali. Nel 2019 era arrivato il primo decreto con obblighi parziali, che però lasciava ampio spazio a deroghe e interpretazioni, bloccando di fatto una diffusione significativa.
Nel 2024 la Commissione Trasporti della Camera ha approvato un emendamento per estendere l’uso della terza fascia, confermato dalla legge 177 dello stesso anno. Ma anche qui è rimasta la clausola “ove prevista”, che ha lasciato di nuovo margine a discrezionalità.
Nonostante questo, ANAS ha fatto sapere nella Carta dei Servizi 2025 di aver già installato circa 1.000 chilometri di barriere in acciaio con protezione salvamotociclisti. Un risultato concreto, ma ancora insufficiente rispetto all’estensione della rete stradale italiana.
Il nuovo decreto rappresenta un passo avanti nelle regole, ma mancano ancora elementi fondamentali per garantirne l’efficacia. Non è stato fissato un calendario nazionale per l’adeguamento delle barriere né sono stati stanziati fondi specifici per realizzare gli interventi.
La responsabilità è rimandata agli enti proprietari delle strade, con il rischio che priorità e tempi cambino da regione a regione. Senza un impegno chiaro e risorse certe, anche queste nuove norme rischiano di diventare soltanto un aggiornamento sulla carta, senza tradursi in una reale sicurezza in più per i motociclisti che ogni giorno affrontano le strade d’Italia.
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