Guardrail salvamotociclisti: nuove regole ministeriali dal 17 aprile 2027
Ogni anno, sulle strade italiane, centinaia di motociclisti pagano con la vita la mancanza di protezioni adeguate. Dal 17 aprile 2027, però, qualcosa cambierà: entreranno in vigore nuove regole ministeriali per i guardrail, pensati proprio per ridurre i danni in caso di incidente. Il ministero ha rivisto il decreto che disciplina l’installazione di queste barriere, cercando un equilibrio tra sicurezza e costi senza stravolgere le infrastrutture già esistenti. Nonostante l’aggiornamento, però, permangono alcune criticità tecniche che potrebbero rallentare l’effettiva diffusione di questi dispositivi. Il nodo vero resta l’applicazione concreta delle norme, perché senza un’effettiva messa in campo, anche le migliori intenzioni rischiano di rimanere solo sulla carta.
Il 19 ottobre 2026 la Gazzetta Ufficiale ha dato spazio al nuovo decreto ministeriale che aggiorna quello del 2019 sui dispositivi di sicurezza per i motociclisti, le cosiddette “terze fasce”. Si tratta di strutture fissate nella parte bassa dei guardrail, pensate per impedire che, in caso di caduta, il corpo del motociclista urti direttamente i montanti metallici o altre parti pericolose delle barriere.
Le novità principali riguardano requisiti tecnici più rigorosi, con test di resistenza aggiornati e controlli per assicurare la compatibilità con le barriere già presenti. L’installazione della terza fascia, già sperimentata su alcune tratte, diventa una priorità — almeno sulla carta — soprattutto sulle strade più a rischio. L’obiettivo è chiaro: ridurre lesioni gravi e traumi in caso di incidente, un passo fondamentale per chi viaggia su due ruote.
Il decreto mette mano a regole ormai datate e prova a definire un quadro più preciso. Ma sarà abbastanza per cambiare davvero le cose?
Il decreto indica con chiarezza dove dovranno essere messi i dispositivi di sicurezza. L’obbligo riguarda barriere nuove o già esistenti su strade con “velocità di progetto” pari o superiore a 70 km/h. La velocità di progetto è un parametro tecnico legato alla conformazione della strada, non sempre coincidente con i limiti indicati sui cartelli.
L’installazione scatta in quattro casi principali:
– curve con raggio inferiore a 250 metri sul lato esterno, dove il rischio di caduta è più alto;
– discese ripide e pericolose, segnalate sulle strade extraurbane e urbane di scorrimento;
– restringimenti della carreggiata considerati rischiosi, con segnaletica adeguata;
– tratti in cui, negli ultimi tre anni, si è verificato almeno un incidente grave che coinvolga motocicli o ciclomotori e che abbia portato all’uscita di strada o all’impatto contro la barriera.
Rispetto al decreto del 2019, il cambiamento più significativo riguarda proprio quest’ultimo punto: allora servivano almeno cinque incidenti gravi per scattare l’obbligo, ora basta un solo episodio. Inoltre, si introducono standard tecnici più severi e test di resistenza più stringenti.
Il quadro è quindi più dettagliato e mirato a individuare le zone più pericolose per i motociclisti. Resta però da capire se queste norme saranno davvero rispettate in tutta Italia.
Nonostante il passo avanti, il decreto lascia aperte alcune porte che potrebbero limitare la diffusione dei guardrail salvamotociclisti. L’obbligo non è infatti incondizionato. L’articolo 4 consente ai progettisti di non installare i dispositivi, a patto di motivare la scelta con una relazione tecnica che consideri traffico, velocità media, configurazione della strada e possibili alternative. Insomma, la norma ammette una certa flessibilità che rischia di tradursi in poca applicazione concreta.
Ci sono poi eccezioni per condizioni ambientali particolari, come zone soggette a nevicate frequenti, dove la terza fascia potrebbe complicare la manutenzione ordinaria e, paradossalmente, peggiorare la sicurezza.
Un altro limite riguarda le barriere già presenti: non c’è un obbligo generale di sostituirle o adeguarle. I gestori delle strade devono valutare il rischio e intervenire solo se necessario. Questo approccio, se da un lato è comprensibile, dall’altro può rallentare l’adozione di queste protezioni su larga scala.
In sostanza, le nuove regole offrono criteri più chiari e strumenti migliorati, ma con ampi margini di discrezionalità. Non sorprende quindi il timore che molte strade rimangano senza queste barriere.
Il tema dei guardrail dedicati ai motociclisti in Italia è una storia lunga oltre un decennio. Già nel 2015 ANAS aveva annunciato le prime barriere H2 studiate per assorbire l’impatto e ridurre le ferite gravi nei sinistri.
Il decreto del 2019 ha imposto per la prima volta l’installazione di questi dispositivi in certe condizioni, ma limiti tecnici e problemi di applicazione ne hanno frenato la diffusione.
Nel febbraio 2024 la Commissione Trasporti della Camera ha approvato un emendamento per potenziare l’uso della terza fascia, inserito poi nella legge 177 del novembre 2024. Tuttavia, l’obbligo restava legato a un “ove prevista” che lascia spazio a interpretazioni e non garantisce interventi diffusi.
Nel 2025 ANAS parlava di circa 1.000 chilometri di guardrail salvamotociclisti installati, una cifra importante ma ancora lontana dall’essere sufficiente per coprire tutta la rete stradale.
Questa lunga serie di provvedimenti mostra uno sforzo costante, ma ancora non risolutivo, per migliorare la sicurezza sulle due ruote.
Il decreto del settembre 2026 segna un passo avanti sotto il profilo tecnico e normativo. Criteri più severi per individuare i tratti pericolosi e requisiti aggiornati per i dispositivi rappresentano un miglioramento rispetto al passato.
Ma restano questioni aperte. La mancanza di un piano nazionale con tempi certi e risorse dedicate lascia gran parte del lavoro ai singoli enti gestori. Questo rischia di rallentare o frammentare un intervento che invece richiederebbe uniformità e decisione.
Dopo più di dieci anni di annunci e modifiche, resta quindi la domanda fondamentale: queste nuove norme riusciranno davvero a spingere una diffusione reale e capillare dei guardrail salvamotociclisti in Italia? Le aspettative sono alte, ma la complessità e le libertà concesse potrebbero ancora una volta limitare i risultati.
Il 17 aprile 2027 sarà la data chiave per capire se questa volta la sicurezza dei motociclisti sulle nostre strade farà un salto di qualità.
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