La Suzuki V-Strom 800 SE e la Yamaha Tracer 7 Y-AMT si contendono il trono delle crossover di media cilindrata nel 2026. Due moto nate per chi ama viaggiare, ma che non vogliono rinunciare alla praticità quotidiana. Cambi, elettronica, comfort: ogni dettaglio fa la differenza quando si affrontano curve strette o lunghe tratte in autostrada. Le abbiamo messe alla prova, senza filtri, tra traffico cittadino e strade aperte. Ecco cosa emerge da questa sfida su due ruote.
Yamaha Tracer 7 e Suzuki V-Strom 800 SE: evoluzione a confronto
Nel 2026 la Yamaha Tracer 7 si presenta con un restyling che punta soprattutto sulla protezione del pilota, grazie a una carrozzeria rivista. La vera novità è il cambio robotizzato Y-AMT, optional da 600 euro, che può essere usato sia in automatico sia in manuale, garantendo cambi marcia fluidi e veloci. Il motore CP2 bicilindrico resta il cuore della moto, affiancato a un telaio e un forcellone ridisegnati per maggiore precisione e stabilità. Anche la forcella anteriore è stata aggiornata con steli rovesciati regolabili nel ritorno idraulico, per una guida più efficace e comoda.
La Suzuki V-Strom 800 SE, invece, mantiene il look e la struttura degli anni passati. Meno appariscente della Tracer, ma con una dotazione tecnica solida e collaudata. Il bicilindrico frontemarcia offre tre mappe di erogazione personalizzabili, controllo di trazione su tre livelli e ABS su entrambe le ruote. Il cambio quickshift bidirezionale è di serie, una scelta tradizionale ma affidabile. Le sospensioni sono regolabili: la forcella nel precarico, il mono ammortizzatore sia nel precarico sia nel ritorno idraulico. Sul fronte prezzi, Suzuki ha deciso di abbassare la soglia per rilanciare le vendite, con un listino a 8.890 euro franco concessionario. Yamaha, con il cambio Y-AMT, parte da 10.590 euro, scendendo a 9.999 senza cambio robotizzato.
In sella: come vanno su strada e in curva
Entrambe le moto offrono una posizione di guida comoda, senza perdere il controllo in curva. Chi supera il metro e 75 non avrà problemi a mettere i piedi a terra, ma la Yamaha offre un plus con la sella regolabile su due livelli. I motori sono entrambi fluidi e reattivi a bassi e medi regimi. La Suzuki punta su più potenza, con 77,7 cavalli alla ruota, e tre mappe di potenza ben distinguibili: la B per l’uso quotidiano, la A più grintosa e la C per la sicurezza su fondi scivolosi. La Yamaha offre una risposta più equilibrata tra tutte le modalità , con differenze poco marcate tra Sport e Street e una Rain più prudente.
In curva, la Suzuki si mostra precisa ma meno pronta nell’ingresso rispetto alla Tracer. La Yamaha, con ruote da 17” anche davanti, è più agile e veloce nei cambi di direzione, rendendo la guida più divertente su strade tortuose. Entrambe montano sospensioni di buon livello, capaci di assorbire bene le asperità senza sacrificare comfort. I freni sono efficaci su entrambi, anche se la Tracer ha un mordente più deciso, segno di una frenata più pronta.
Il cambio è un capitolo a parte: il quickshift Suzuki è preciso e rapido, ideale per chi preferisce una guida tradizionale ma fluida. Yamaha brilla con il cambio Y-AMT, veloce e scorrevole soprattutto ad alti regimi, sia in automatico sia in manuale. Solo a basse velocità si nota un po’ più di rumore rispetto alla Suzuki, ma la comodità in città e la versatilità fanno dimenticare questo piccolo neo.
Autostrada: comfort e consumi a confronto
Per chi macina chilometri in autostrada, entrambe le moto sono scelte valide. Stabili, ben bilanciate e capaci di viaggiare a velocità sostenute senza affaticare troppo il pilota. La Suzuki protegge bene busto, spalle e casco, ma sopra i 120 km/h si avvertono vortici d’aria fastidiosi e vibrazioni sul manubrio che possono stancare. La Yamaha, con il parabrezza regolabile, protegge soprattutto la parte centrale del busto, vibra meno e offre il cruise control di serie, un vantaggio sulle lunghe distanze.
La differenza più evidente riguarda consumi e autonomia: la Tracer si fa notare per un consumo più contenuto, con circa 21,4 km/l in autostrada contro i 18,1 della Suzuki. Nonostante il serbatoio più piccolo , la Yamaha arriva a coprire fino a 430 km a una media di 120 km/h, mentre la V-Strom si ferma a circa 410 km. Numeri che contano per chi ama viaggiare senza troppe soste.
Traffico cittadino: agilità e facilità di guida
In città, entrambe le moto si muovono con agilità e comfort. Il raggio di sterzata permette manovre veloci anche in spazi stretti, e il peso contenuto si fa sentire positivamente con il serbatoio pieno. Le sospensioni assorbono senza problemi pavé e rotaie, frequenti nelle metropoli. Il calore del motore sulle gambe è contenuto, rendendo più piacevoli le soste nel traffico.
Il cambio fa la differenza: il sistema Y-AMT di Yamaha elimina la frizione, semplificando la guida e riducendo la fatica nel traffico. Il quickshift Suzuki, pur efficace nelle situazioni sportive, ha una leva piuttosto dura, che può diventare stancante in un uso continuo e intenso tra le auto. Un dettaglio che pesa sulla praticità di tutti i giorni.
Numeri e prestazioni: la sfida sul campo
I test parlano chiaro: la Suzuki vince sul quarto di miglio con 12 secondi netti, leggermente meglio dei 12,4 della Yamaha. Nelle riprese da 50 km/h in ultima marcia la V-Strom è più pronta , come nella velocità massima dichiarata: 188,9 km/h contro 187,9. La potenza alla ruota conferma il vantaggio Suzuki, con 77,6 CV contro 69,4 della Yamaha. Anche la coppia massima è superiore sulla V-Strom, 74,5 Nm a 5.600 giri contro 65,9 Nm a 6.600 giri della Tracer.
La frenata è più efficace sulla Yamaha , mentre la Tracer è più leggera, con 206 kg contro i 223 della V-Strom. Nei consumi, la Tracer si conferma più parsimoniosa, con una media superiore di circa il 15% rispetto alla Suzuki, garantendo anche un’autonomia leggermente migliore.
Il confronto tra Suzuki V-Strom 800 SE e Yamaha Tracer 7 Y-AMT mostra come la scelta dipenda molto dallo stile di guida e dall’uso che si vuole fare della moto. La V-Strom punta su robustezza e potenza, la Tracer privilegia agilità e tecnologia. Entrambe sono ottime crossover, capaci sia nel misto che nei lunghi viaggi, con differenze che si notano soprattutto nell’ergonomia e nel cambio.
