Al Hackel voleva a tutti i costi una Harley-Davidson d’epoca, ma i prezzi l’hanno subito bloccato. In America, una Knucklehead autentica costa quanto una moto nuova di alta gamma. Così ha mollato l’idea di comprare la moto dei sogni già fatta. Ha fatto di più, di molto più originale: ha trovato su eBay la testata di un motore radiale Wright, un pezzo raro, carico di storia. Da lì ha deciso di costruire un motore su misura, attorno a quel singolo componente. Il suo laboratorio? Un’officina nel cortile di casa, lontano dai nomi blasonati del custom, ma piena di ingegno e passione. È nata da un’intuizione estrema, una sfida quasi folle che ha richiesto mesi di lavoro manuale e progettazione. Tutto è partito da quel cilindro d’aereo.
Negli Stati Uniti la passione per le Harley-Davidson d’epoca è fortissima, ma anche i prezzi sono da capogiro. Modelli come la Knucklehead, simbolo di potenza e stile degli anni ’30 e ’40, arrivano a costare più di moto nuove di alta gamma. Hackel, che voleva una di queste, ha visto i prezzi e ha deciso di fare marcia indietro. La sua reazione? Un mix di scetticismo e creatività: invece di sborsare una fortuna, ha cominciato a cercare pezzi singoli di quei motori o componenti simili e d’epoca. Così ha trovato la testata di un motore radiale Wright R-975, un gigante meccanico usato su aerei e carri armati nel secolo scorso. Quel pezzo gli ha acceso la scintilla per un progetto unico.
Hackel non è un meccanico specializzato nel custom. La sua esperienza arriva da un’officina personale, dove ripara trattori e costruisce prototipi per clienti, con solide competenze di carpenteria meccanica. La passione per i motori grandi lo ha spinto a mettere a frutto queste abilità in modo creativo. Costruire da zero una moto intorno a un cilindro d’aereo significava progettare tutto il motore, unendo ingegneria e artigianato. Un lavoro minuzioso che mescola storia, tecnologia e sperimentazione.
Il motore radiale Wright R-975 Whirlwind è una pietra miliare dell’ingegneria aeronautica americana tra gli anni ’30 e ’50. È un motore a 9 cilindri, raffreddato ad aria, con quasi 16 litri di cilindrata. Le versioni prodotte erogavano potenze tra 300 e 550 cavalli, animando aerei come il Ford Tri-Motor e il Beechcraft Staggerwing, ma anche carri armati come l’M4 Sherman e il M18 Hellcat. La testata usata da Hackel arriva dalla versione R-975-46, l’ultima evoluzione fatta da Continental per l’elicottero Piasecki HUP Retriever.
Ogni cilindro di questo motore misura circa 1.775 centimetri cubici, con un alesaggio di 127 mm e una corsa di 140 mm. Hackel ha scelto di chiamare la sua moto “1700”, una cifra simbolica. Dietro quel cilindro c’è però un lavoro enorme: ha dovuto costruire carter, biella, un albero motore in cinque pezzi e un albero a camme, disegnato apposta da Justin Leineweber, specialista di profili camma. A completare il motore c’è un cambio originale Harley-Davidson del 1947, l’unico altro pezzo non fatto da zero. L’avviamento è a pedale, scelta obbligata. La moto si chiama “Thunder at 10 Hz”, per indicare i dieci scoppi al secondo, pari a 1.200 giri al minuto, un suono quasi musicale. La potenza reale non è mai stata misurata, ma il motore è qualcosa di unico che sfida ogni classificazione.
Hackel non si è fermato al motore. Il resto della moto è curato con la stessa attenzione e originalità. La forcella anteriore è una versione allungata della Vincent Girdraulic, sagomata con cura a smerigliatrice per ottenere forme particolari. Il mozzo posteriore è stato costruito su misura per montare un tamburo freno da 9 pollici preso da una Toyota Matrix, un dettaglio insolito che mette in risalto l’originalità della telaistica.
Fari, fanalini posteriori, cornetti dell’aspirazione e persino il pomello del cambio sono in vetro soffiato, opera di Jesse Briggs, artigiano canadese specializzato in vetro artistico. La verniciatura di serbatoio e telaio è firmata da Jim Dunham e Steve Knecht, noti per combinare colori classici e tocchi futuristici. Il tema estetico si chiama “retrofuturismo”: linee vintage con dettagli moderni e sperimentali.
La moto ha partecipato a eventi come l’Handbuilt Show e il One Moto Show, raccogliendo consensi tra esperti e appassionati. A chi gli chiede com’è su strada, Hackel risponde parlando di una guida tra timore e adrenalina, con vibrazioni intense che mettono alla prova la tenuta dei pezzi. Ma in rettilineo la moto tiene bene la linea. Per lui, il valore più grande non è la potenza o il look, ma la soddisfazione di avere una moto che funziona davvero, il frutto di anni di lavoro e sacrifici.
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