Alla Mostra del Cinema di Venezia, solo una manciata di registe riesce a conquistare un posto nel programma ufficiale. Non si tratta di un caso isolato o di una semplice coincidenza. Quel che emerge è un sistema che, da decenni, relega le donne dietro le quinte, negando loro lo stesso spazio e la stessa visibilità degli uomini. Dietro al luccichio del red carpet, il cinema italiano – e non solo – fatica a riconoscere il talento femminile. E questa disparità non nasce qui, ma affonda radici profonde, spesso ignorate o sottovalutate.
Venezia e le registe: numeri che non migliorano
La Mostra del Cinema di Venezia è uno degli appuntamenti più importanti al mondo per il cinema. Eppure, non è mai riuscita a fare passi avanti significativi sul fronte della presenza femminile dietro la cinepresa. Negli ultimi anni, su una sessantina di film in concorso, meno di dieci sono firmati da registe. Non è solo una questione di numeri: racconta un problema strutturale che riguarda l’intera industria, qui come altrove.
Le scelte di selezione riflettono spesso vecchie dinamiche di potere, con reti di contatti ancora prevalentemente maschili. Accedere ai finanziamenti, ottenere distribuzione e promozione resta più difficile per le donne, che faticano a ritagliarsi spazio anche nelle altre aree creative e produttive della Mostra.
Perché le registe sono così poche? Le radici del problema
La scarsità di registe non è un caso. Dietro ci sono pregiudizi culturali e strutturali che si trascinano da anni. Dall’inizio della carriera, le donne incontrano ostacoli più alti: meno corsi di regia frequentati, meno opportunità di lavoro, meno sostegno economico. Il sistema tende a selezionare poche figure chiave e limita la possibilità che i talenti femminili emergano davvero.
I fondi pubblici e privati spesso circolano in ambienti chiusi, dove i contatti sono soprattutto maschili. Così si perde la varietà delle storie e delle voci, e molti modelli produttivi finiscono per escludere o marginalizzare le esperienze femminili. A pesare è anche un pregiudizio, spesso inconscio, che fatica a vedere nelle registe leader e autrici con una visione forte. Produzioni e festival preferiscono puntare su nomi già affermati, mantenendo così un sistema che esclude e ripete se stesso.
Qualche passo avanti, ma la strada è lunga
Negli ultimi anni sono aumentati gli sforzi per correggere questo squilibrio. Festival e associazioni stanno cercando di prestare più attenzione alla parità di genere nelle selezioni. Alcune istituzioni pubbliche hanno destinato fondi specifici ai progetti di registe emergenti.
Anche a Venezia si moltiplicano sezioni e programmi dedicati alle donne cineaste, spesso in collaborazione con realtà internazionali che lavorano per la diversità di genere. Le scuole di cinema investono nella formazione e nel networking per giovani registe, cercando di costruire una rete di supporto che aiuti a superare le difficoltà tradizionali.
Nonostante tutto, il cambiamento vero è ancora lontano. Serve un impegno costante e diffuso per fare della presenza femminile la norma, non più l’eccezione. Solo così si potrà avere un’industria davvero inclusiva, dove il talento non incontra barriere di genere.
Media e opinione pubblica: il ruolo chiave nel cambiare la scena
L’attenzione sui temi di genere nei festival sta crescendo, coinvolgendo non solo gli addetti ai lavori ma anche il pubblico. Giornalisti, social network e piattaforme culturali mettono in luce sia i successi sia le disuguaglianze ancora presenti.
Negli ultimi tempi, registe e critiche hanno alzato la voce in modo più deciso, portando il problema sotto i riflettori e stimolando una riflessione collettiva. Questo ha spinto a creare spazi e opportunità dedicate, anche se le resistenze non mancano.
Fondamentale è la trasparenza nelle selezioni e un monitoraggio costante: solo così si può far vedere chiaramente il problema e spingere a cambiare. Mantenere alta l’attenzione e promuovere pratiche inclusive è l’unica strada per rompere un circolo vizioso che da troppo tempo mantiene in piedi stereotipi e disuguaglianze.
