La Moto Guzzi V85 TT, un’icona affidabile sulle strade bianche, non è certo nata per il fuoristrada estremo. Eppure, da Madrid arriva una trasformazione che sorprende: una V85 TT pronta a sfidare le sabbie e la polvere come una vera moto da rally. Dietro questo progetto c’è Classic Co., un preparatore spagnolo con trent’anni di esperienza, che ha lavorato con il benestare del gruppo Piaggio. Hanno alleggerito la crossover di Mandello, aumentato l’altezza e montato sospensioni studiate per l’offroad più duro. Il risultato? Venti chili in meno e una sella più alta, una moto che sembra nata per andare oltre i limiti della versione originale.
Tagliare il superfluo per una guida da rally
La V85 TT pesa quasi 230 chili a pieno carico, una cifra che per il fuoristrada duro è un bel peso da gestire. Classic Co. ha fatto piazza pulita, togliendo 20 chili per rendere la moto più maneggevole e reattiva nei passaggi più difficili. Non solo: la sella si alza di 10,5 centimetri, passando da 83 a oltre 93, una misura che permette al pilota di stare più comodo e controllare meglio la moto su terreni accidentati. Anche l’interasse è stato allungato leggermente, per aumentare la stabilità a velocità sostenute e migliorare la guida tra dune e tratti veloci tipici delle gare rally.
Non è solo un restyling estetico, ma una trasformazione profonda, che dà nuova vita a questa bicilindrica dal carattere unico. Finalmente una proposta concreta per chi cerca una moto con l’anima avventurosa, capace di uscire dalle strade bianche senza timore.
Ciclistica e sospensioni: il cuore della trasformazione
La novità più evidente sta nella ciclistica. La forcella originale lascia il posto a una Öhlins a steli rovesciati, con regolazioni più precise e un’escursione ben più generosa rispetto all’originale. Dietro c’è un ammortizzatore DMX Performance, calibrato su misura per allungare la corsa delle sospensioni. Cambiano anche le ruote: via i cerchi da 19 e 17 pollici, spazio a un classico abbinamento 21-18 montato su mozzi DID e pneumatici Continental TKC80, perfetti per terreni scivolosi e sconnessi.
Il serbatoio, realizzato in alluminio battuto a mano da Valtoron, richiama le linee originali ma con capacità aumentata per coprire distanze più lunghe senza soste. La nuova sella monoposto, firmata Prudencio, è impreziosita da ricami con l’aquila simbolo di Moto Guzzi e il tricolore italiano, un tocco di stile “rally heritage”. Il carbonio fa la sua parte alleggerendo fianchetti, copriniettori e parafango posteriore. Completano il quadro un airbox personalizzato con filtro DNA e cornetti Mistral, fornitore anche di centralina e scarico per un motore più reattivo.
Il motore resta quello di sempre: il bicilindrico trasversale da 853 cm³ con 80 cavalli non cambia, ma la messa a punto della moto regala una guida completamente diversa. Il faro anteriore, con le iconiche doppie luci tonde, ora è protetto da una gabbia tubolare leggera che ospita GPS e roadbook, strumenti indispensabili per affrontare i raid offroad. Il manubrio Easton da 35 mm con riser e comandi ISR assicura una presa salda, con paramani in carbonio e un solo specchio rivisto per la praticità in mezzo al deserto. Le pedane Pivot Pegz e il paracoppa in alluminio fresato dal pieno chiudono la dotazione, insieme al cavalletto laterale rialzato.
La Dakar nel DNA: un ricordo che torna a vivere
Dietro questa rinascita c’è un pezzo di storia poco noto. Nel 1985 l’architetto bergamasco Claudio Torri partecipò alla Parigi-Dakar con una V65 TT preparata a Mandello del Lario. La moto arrivò fino ad Agadez, nel cuore del deserto, prima di fermarsi per un guasto alla batteria. L’anno dopo, Moto Guzzi puntò più in alto, schierando tre moto con motore quattro valvole della V75, capaci di poco più di 60 cavalli, con serbatoi maggiorati e sospensioni allungate. Purtroppo, il progetto naufragò quando il forcellone in acciaio cedette sotto stress.
Il sogno Dakar durò solo due anni. Oggi la V85 TT di Classic Co. riprende quella tradizione, con tecnologia moderna ma senza tradire il bicilindrico da 853 cm³ e la trasmissione cardanica. Una moto che porta nel nome la parola “rally” e che ridefinisce cosa può essere un’Adventure italiana su terreni difficili. Questa special fa quasi immaginare una nuova sfida, anche se per le gare estreme forse sarebbe fuori luogo. La trasformazione spagnola non è solo tecnica: è una sfida silenziosa a chi sogna ancora la Dakar e il ruggito deciso dell’aquila che solca il deserto.
