Spoleto si sveglia all’alba, e già l’aria fresca promette un viaggio diverso, fatto di curve strette e panorami che cambiano come in un caleidoscopio. A bordo della moto, sono 250 chilometri di pura meraviglia tra Umbria e Marche, dove la natura si svela in ogni sfumatura. Il fiume Nera scivola accanto alla strada, quasi un compagno silenzioso che guida lungo l’Alta Valnerina, fino ai borghi di Castelluccio e Norcia, custodi di tradizioni antiche e viste mozzafiato.
Non c’è fretta, qui si viaggia piano, si assapora l’aria, si lascia che il paesaggio racconti la sua storia. La primavera tarda e l’autunno regalano le condizioni migliori: strade sicure, colori vivi, e i Piani di Castelluccio aperti e pronti a stupire. Ma attenzione, durante la Fioritura, quando i prati esplodono di fiori, la folla può complicare il viaggio. Eppure, proprio quella trasformazione continua del paesaggio, tra valli dolci e altopiani ampi, rimane il vero spettacolo per chi attraversa questi monti in moto.
Si parte da Spoleto, città ricca di storia che vale la pena visitare a piedi prima di salire in sella. Tra i suoi simboli ci sono la Rocca Albornoziana, il Duomo e soprattutto il Ponte delle Torri, un’imponente struttura lunga circa 230 metri e alta 80, che domina la città con la sua imponenza. Da qui si prende la SS685 delle Tre Valli Umbre, passando per la Forca di Cerro e addentrandosi nella valle del Nera.
Il tratto iniziale è scorrevole, poi la strada si fa più interessante: la valle si stringe attorno al fiume, con boschi sulle pendici e piccoli borghi che spuntano tra le curve. La prima deviazione porta a Sant’Anatolia di Narco, un borgo medievale che ha conservato intatta la sua atmosfera tranquilla, immerso nei suoni della natura. Proseguendo si arriva a Vallo di Nera, arroccato su un poggio che domina il fiume. Qui le antiche mura, le torri e i vicoli in pietra raccontano una storia millenaria. Una sosta a piedi tra le sue stradine restituisce l’anima autentica della Valnerina. Da non perdere la chiesa di Santa Maria con i suoi affreschi, tappa culturale di rilievo.
Da Vallo di Nera si continua verso Cerreto di Spoleto, un altro borgo arroccato che si affaccia sulla valle. La strada alterna tratti rilassati a curve più tecniche, regalando una guida piacevole per ogni motociclista.
Da Cerreto si segue la SP209 della Valnerina in direzione Preci e Visso. Qui il paesaggio si fa più selvaggio, con strappi incassati tra pareti rocciose e rilievi imponenti. La natura si mostra meno addomesticata, più aspra.
Preci è un borgo piccolo ma ricco di storia, soprattutto per l’abbazia di Sant’Eutizio, costruita su uno sperone roccioso poco lontano dal centro. Questo edificio è uno dei simboli dell’Alta Valnerina e racconta il legame tra spiritualità e medicina nel Medioevo.
Tra Medioevo e età moderna, Preci ha sviluppato una tradizione chirurgica di rilievo, conosciuta ben oltre i confini umbri. I monaci benedettini custodivano testi di medicina e saperi sulle piante officinali, tramandati di bocca in bocca e con la formazione diretta. Gli abitanti divennero esperti in interventi delicati, dalla cura della cataratta all’estrazione di calcoli. Dal Cinquecento al Settecento, i chirurghi di Preci acquisirono fama anche fuori dall’Italia: “Cesare Scacchi, per esempio, fu chiamato persino in Inghilterra per curare la cataratta di Elisabetta I.”
L’abbazia ha sofferto i danni del terremoto del 2016, ma è stata restaurata. Prima di visitarla conviene informarsi sulle condizioni e gli orari di accesso.
Da Preci si prosegue verso Visso, dove il panorama si apre con uno spettacolo da togliere il fiato. Qui si sente che si è alle porte dei Monti Sibillini e del parco nazionale.
Visso, considerata la porta nord del Parco, porta ancora i segni del terremoto, ma la natura intorno resta intatta. Il centro storico, seppur danneggiato, mostra una storia e un’architettura ricche. Da Visso si prende la strada per Castelsantangelo sul Nera, superando il confine regionale e entrando nelle Marche. Qui la salita si fa più impegnativa: la strada si infila tra curve e tornanti, mentre i boschi si aprono a pascoli più ampi e il panorama si fa vasto.
Forca di Gualdo è il punto più alto del giro, una terrazza naturale con una vista che abbraccia gli altopiani circostanti. Da qui si domina il grande Pian Grande di Castelluccio, che si mostra in tutta la sua imponenza.
Castelluccio si trova a circa 1.450 metri, sopra il vasto Pian Grande, un altopiano carsico circondato dalle vette del Parco dei Sibillini. Dopo chilometri di vallate strette, qui lo sguardo si perde in spazi enormi e aperti.
La strada si snoda tra prati e campi coltivati, quasi a perdersi nell’altopiano. Qui la guida diventa più lenta, più per godersi il paesaggio che per cercare la curva perfetta. Castelluccio è famosa in tutto il mondo per la sua Fioritura: dalla fine della primavera all’estate, i Piani si coprono di un tappeto di fiori coloratissimi, richiamo per appassionati di natura e fotografia.
Oltre alla bellezza paesaggistica, qui si coltiva la rinomata lenticchia di Castelluccio, prodotto tipico molto apprezzato anche in cucina. Durante la Fioritura, la circolazione su alcune strade, come la SP477, può essere limitata per gestire il flusso dei turisti: meglio informarsi prima di partire.
Dall’altopiano, la SP477 scende verso Norcia, tornano le strade strette e incassate tipiche dell’Appennino. Norcia è una tappa obbligata: centro culturale e gastronomico dell’Umbria, conserva Piazza San Benedetto con la basilica dedicata al santo nato qui.
Norcia è celebre per le sue specialità: oltre alle lenticchie, qui si trovano tartufo nero e salumi di alta qualità, che arricchiscono l’esperienza del viaggio.
Da Norcia si riprende la SS685 delle Tre Valli Umbre, passando per Serravalle e Borgo Cerreto, prima di completare l’anello con gli ultimi chilometri verso Spoleto. La strada finale è più ampia e scorrevole, ideale per chiudere in relax una giornata intensa di guida e scoperta.
La Valnerina e i Monti Sibillini restano così una delle mete più affascinanti per chi ama viaggiare in moto, un territorio dove natura, storia e cultura si intrecciano in un paesaggio che cambia continuamente senza mai perdere la sua identità.
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