Il Velosolex, icona degli anni passati, ha provato a rinascere con un cuore elettrico e un vestito firmato Pininfarina. Nel 2007, l’e-Solex ha fatto il suo ingresso sul mercato, promettendo un futuro green e di stile. Ma il successo, quello vero, non è mai arrivato. Ora che è sbarcato anche in Italia, la domanda resta: perché le vendite arrancano? Il motivo principale è semplice e diretto: il prezzo, ben oltre i duemila euro, ha frenato gli entusiasmi. Un’occasione mancata, forse, per un mito che avrebbe potuto segnare la nuova mobilità urbana.
Velosolex: da icona francese a sfida elettrica firmata Pininfarina
Il Velosolex nasce in Francia nel 1946, prodotto dall’azienda Solex. A quei tempi era una novità assoluta: una bici con motore che “viaggiava da sola”, come diceva lo slogan. La sua meccanica era particolare: il motore sopra la ruota anteriore e la trazione a rulli. Quasi 7 milioni di pezzi venduti solo in Francia raccontano quanto fosse popolare.
Quando il gruppo francese Cible rilevò il marchio e mise in piedi l’e-Solex, chiamò Pininfarina per disegnare un modello moderno che ricordasse la forma classica ma con tecnologia nuova. Nel 2007 questa versione venne presentata al Salone di Parigi e fece subito parlare di sé. Ci vollero però cinque anni prima di vederla davvero sul mercato italiano, grazie alla reggiana Autosonik.
L’offerta italiana comprendeva tre modelli: due bici a pedalata assistita, Solexity e VeloSolex , e l’e-Solex, un vero e proprio ciclomotore elettrico. Quest’ultimo pesava poco più di 40 kg, aveva freni a disco e un computer di bordo compatto. La trazione, però, cambiò rispetto all’originale: il motore non era più davanti, ma vicino ai pedali, con spinta posteriore.
Prestazioni e prezzo: i limiti dell’e-Solex in Italia
L’e-Solex raggiungeva i 35 km/h e garantiva circa 40 km di autonomia. Per il 2012 erano numeri buoni, con una ricarica completa in otto ore e un tempo di circa quattro ore per arrivare al 70%. Un dettaglio utile per chi si muoveva in città.
Il vero problema era il prezzo: 2.490 euro per il ciclomotore elettrico. Le due bici elettriche costavano rispettivamente 1.990 e 1.790 euro. Nonostante il design curato e alcune innovazioni, il costo era alto e frenava molti clienti. In confronto a tante e-bike più economiche, l’e-Solex restava un prodotto di nicchia, difficile da vendere in massa.
L’eredità tecnica del modello originale veniva apprezzata, ma la scelta di non adottare un motore più tradizionale, insieme al prezzo elevato, ne limitarono il successo. Bello da vedere, innovativo, ma troppo caro per la maggior parte degli italiani interessati alla mobilità elettrica.
Record a Bonneville e alternative francesi più economiche
Nonostante le vendite modeste, l’e-Solex lasciò un segno: nell’agosto 2012, tre appassionati francesi andarono a Bonneville e stabilirono un record di velocità per veicoli con motori non convenzionali, toccando i 32 km/h su oltre 3.200 metri. Un risultato che dimostrava come l’elettrico potesse tenere testa anche in termini di prestazioni.
Per chi preferiva il Velosolex originale con motore a benzina e trazione anteriore, c’era il Black’n Roll, prodotto dalla Mopex in Francia. Si trattava di un Velosolex S3800 rivisto e omologato, venduto a poco più di mille euro. In seguito, Mopex lanciò anche il Mopelex, modello ibrido con motore a scoppio davanti e propulsore elettrico dietro, un mix di tradizione e innovazione.
Queste alternative dimostravano che il mercato per il Velosolex moderno c’era ancora, ma il successo arrivava quando il legame con il passato e la semplicità del progetto si accompagnavano a prezzi contenuti. L’e-Solex, pur bello e curato, non riuscì a soddisfare questa esigenza.
