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Antonio Cairoli a Mol: quarto posto a 40 anni con la Desmo250 MX a soli 9 secondi da Coenen

Domenica scorsa, sulla sabbia spessa di Mol, Antonio Cairoli ha sfiorato il podio per appena nove secondi. Quarto posto, sì, ma dietro solo a un giovane talento come Sacha Coenen, che vive di motocross 365 giorni l’anno. La Desmo250 MX nuova di zecca sotto di lui, e una pista che da sempre è il banco di prova del Mondiale MX2: qui un campione esperto si è misurato con la nuova generazione, regalando uno scontro serrato e denso di significato. Non è solo una questione di numeri in classifica.

A Mol contano più i contenuti che la posizione

Il risultato di Cairoli in Belgio assume un peso diverso se si guarda ai nomi davanti a lui: Sacha Coenen, Liam Everts e Janis Reisulis. Tutti piloti di punta della MX2 mondiale, abituati da anni a correre sulle sabbie tra Lommel e Balen. Qui si allenano i migliori del campionato, e chi va forte a Mol, va forte davvero. Cairoli, che ha superato da poco i quarant’anni, non è più un pilota ufficiale impegnato in un campionato, ma si è presentato con la sua consueta grinta. Senza le tradizionali griglie, con il cancelletto sistemato a mano e Joakin Furbetta a guidarlo prima di ogni partenza, ha mostrato una determinazione immutata nel tempo. Questa prova diventa così un punto di riferimento sul vero valore della competizione, dove il cronometro dice più del semplice ordine d’arrivo.

Desmo250 MX: una moto nuova, già pronta a correre

Dietro a Cairoli c’è un progetto che interessa tutta l’industria: la Ducati Desmo250 MX. È una moto fresca di lancio, arrivata sul mercato solo da poche settimane, con un prezzo di 11.790 euro. Non è una versione ridotta della 450, ma un progetto totalmente nuovo. Il motore è un monocilindrico da 249,4 cm³ con distribuzione desmodromica a quattro valvole, doppio albero e raffreddamento a liquido. Eroga 44,5 cavalli a 12.500 giri e 28,3 Nm a 8.800 giri, con limitatore a 15.000 giri, sfruttando la particolarità del sistema desmodromico che elimina le molle di richiamo. L’alesaggio e la corsa sono quelli della Panigale V4 R. La moto pesa 103 kg a secco, monta un telaio a doppio trave in alluminio, forcella Showa da 49 mm con rivestimento Kashima e corsa di 310 mm, freni Brembo con dischi Galfer da 260 e 240 mm. Nel Mondiale MX2 la guida Ferruccio Zanchi, giovane pilota che corre con il Beddini Racing Ducati Factory MX2 Team, affronta questa moto per la prima volta dopo una stagione di sviluppo nel campionato italiano con Alessandro Lupino, conclusa al secondo posto. La gara di Mol non è quindi un semplice appuntamento estivo, ma una vera prova sul campo, con dati raccolti in condizioni di gara. E chi meglio di Cairoli, collaudatore di esperienza e successo, poteva guidare questa moto?

Cairoli a Mol: un test tecnico con un significato importante

Il quarto posto a 9 secondi da Coenen pesa di più se si considera il contesto tecnico. Cairoli ha domato una moto praticamente nuova, con un motore derivato dalla Panigale e un progetto che punta a un buon equilibrio tra potenza e leggerezza. La Desmo250 MX rappresenta un passo avanti atteso da Ducati, che vuole costruire un’identità solida e affidabile nel Mondiale MX2, anche grazie al team Beddini. Su una pista dura e tecnica come quella di Mol, Cairoli ha dimostrato grande capacità di adattamento e gestione di una nuova tecnologia in gara. Questo test “vero” è una palestra fondamentale per Ducati, utile a capire punti di forza e margini di miglioramento prima delle sfide più importanti. Il confronto con piloti abituati a correre ogni giorno nella MX2 conferma che la Desmo250 ha potenziale. Quella di Mol non è stata solo una gara storica per Cairoli, ma un passaggio cruciale per definire il futuro tecnico e sportivo di Ducati nel motocross. Un banco di prova meno vistoso di una tradizionale corsa, ma non per questo meno decisivo.

Il bilancio della giornata di Mol va visto nel suo insieme: per un campione che ha cambiato ruolo e per una casa che ha deciso di puntare su un progetto nuovo, è un segnale chiaro. Sul fondo sabbioso belga si è assistito a uno scontro tra passato e futuro, tra esperienza e tecnologia, con risultati concreti. Non conta solo la posizione in classifica, ma la conferma della competitività di una moto e la capacità di un pilota di mettere la sua esperienza al servizio di una sfida nuova.

Redazione

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