Un container salpato dall’Italia con l’etichetta “generi alimentari” nascondeva un carico ben diverso: decine di carcasse di moto, motori d’auto e rifiuti pericolosi travestiti da merci comuni. Tra questi, nove mezzi risultavano rubati e smontati appositamente per eludere i controlli. Dietro a questa operazione illegale, scoperta dai Carabinieri Forestali di Milano, si cela una rete che collega autodemolitori lombardi a un imprenditore senegalese. Dieci persone, coinvolte nelle province di Milano, Monza e Brianza, sono ora indagate in un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.
Al centro dell’indagine c’è una spedizione clandestina di moto e motori via container. Grazie al lavoro dei Carabinieri Forestali milanesi, è stato fermato un carico diretto in Senegal che, contrariamente a quanto riportato nei documenti doganali, conteneva mezzi smontati e in condizioni illegali. Le verifiche hanno coinvolto cinque autodemolitori tra Milano, Monza e Brianza, oltre a un imprenditore senegalese residente in Italia.
Gli investigatori hanno ricostruito un sistema ben organizzato: veicoli ufficialmente radiati dalla circolazione ma in realtà spediti all’estero senza tracciabilità. Durante le perquisizioni sono stati trovati cinque motoveicoli di provenienza illecita, circa 120 metri cubi di rifiuti metallici, 14 carcasse di auto e 20 motori di origine incerta. Tra il materiale anche motori non adeguatamente bonificati, classificati come rifiuti speciali pericolosi, e componenti elettronici ed elettrici . La tecnica era chiara: smontare le moto rubate per far perdere le tracce e impedire la restituzione ai legittimi proprietari.
L’azienda autorizzata alla gestione dei veicoli fuori uso è finita nel mirino per la presunta cattiva gestione e il mancato rispetto delle norme sulla tracciabilità e lo smaltimento.
Il fenomeno dell’esportazione di veicoli europei usati verso l’Africa non è nuovo. In Senegal e in altri Paesi dell’Africa occidentale circolano ancora molti mezzi provenienti dall’Europa, spesso con chilometraggi elevati e in condizioni precarie. Quello che in Italia finirebbe in discarica o demolito, in Africa viene spesso riparato con risorse improvvisate e usato per anni, anche se non rispetta gli standard di sicurezza europei.
Questa pratica ha il lato positivo di prolungare la vita dei veicoli, promuovendo il riuso e riducendo gli sprechi. Ma dietro spedizioni apparentemente regolari si nascondono spesso attività illecite: furti, smaltimenti abusivi e trasporto di rifiuti pericolosi travestiti da merci comuni. Il caso lombardo mostra come una normale esportazione commerciale possa nascondere traffici illegali di vasta portata, con gravi conseguenze ambientali e legali.
La gestione dei veicoli fuori uso e la regolamentazione delle esportazioni restano quindi temi delicati per le autorità italiane e internazionali. Controlli puntuali e indagini come quella di Milano sono fondamentali per tenere a bada questa forma di criminalità ambientale e commerciale, che coinvolge più soggetti e territori. Vigilare resta l’unica strada per fermare questi traffici.
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