La Ducati Diavel colpisce subito: muscoli scolpiti e un’agilità che sorprende chi la guida. Dall’altro lato, la Yamaha VMax sembra una montagna di potenza, 300 chili di pura forza che intimidiscono solo a guardarla. Quando sono entrate sul mercato, molti le hanno giudicate eccessive, fuori dalle regole. Oggi, invece, sono icone che non perdono un grammo del loro fascino. La Diavel si muove nel traffico con una precisione quasi innata, mentre la VMax ti spinge nei rettilinei come poche altre. Costano, sì, ma in modo diverso: ognuna racconta una storia di carattere e potenza che vale la pena scoprire.
Ducati Diavel: cuore e telaio da vera sportiva
Al centro della Diavel c’è il bicilindrico a L “Testastretta”, lo stesso motore che batte sulle Ducati 1198 e Multistrada. Raffreddato a liquido, con quattro valvole per cilindro e il sistema desmodromico che gestisce con precisione l’apertura delle valvole. La potenza arriva fino a 145 cavalli, secondo i dati ufficiali. Il comando del gas è elettronico, con il Ride By Wire che elimina i cavi tradizionali e regala una risposta più pronta. Una chicca che piace agli appassionati è la frizione antisaltellamento, una caratteristica esclusiva di questo modello.
Il telaio è un classico traliccio in tubi d’acciaio, rinforzato da due piastre di alluminio per garantire rigidità e un buon feeling in curva. Le misure parlano chiaro: 28 gradi di inclinazione del cannotto e 130 mm di avancorsa, segno di una moto pensata per chi ama una guida intensa. Anche la componentistica è di alto livello: pinze freno radiali monoblocco che mordono dischi da 320 mm, forcella Marzocchi tutta regolabile e un forcellone monobraccio. La ruota posteriore monta una gomma Pirelli bimescola da 240/45-17, fatta su misura per lei, a dimostrazione della cura che Ducati mette nei dettagli tecnici.
Esteticamente, la Diavel è un mix di essenzialità e finiture di pregio. Può sembrare un po’ spartana a primo impatto, ma i materiali e la qualità delle lavorazioni sono davvero di livello.
Yamaha VMax: potenza e struttura da dominatore della strada
Sotto la carena della VMax batte un quattro cilindri a V da 1.679 cm³, con iniezione elettronica e raffreddamento a liquido. La cilindrata importante è affiancata da cornetti a lunghezza variabile, una tecnologia presa in prestito dalla sportiva R1 per ottimizzare la coppia lungo tutto l’arco dei giri. Il risultato è una potenza di 159 cavalli e una coppia massima di 15,9 kgm a 6.500 giri.
Il telaio è in alluminio con struttura a diamante, pensato per tenere a bada tutta questa forza con stabilità. Come la Diavel, ha un interasse lungo, anche se più di 170 mm, e per assicurare una trazione efficace monta un forcellone più robusto. La trasmissione è affidata a un albero cardanico, una scelta che privilegia la resistenza e riduce la manutenzione rispetto alla catena, perfetta considerando peso e cavalleria.
Le sospensioni e i freni sono da vera sportiva: forcella con steli da 52 mm trattati al titanio, pinze radiali a sei pistoncini identiche a quelle della R1, e doppio disco anteriore a margherita da 320 mm. Anche il monoammortizzatore posteriore è completamente regolabile, come la forcella, per adattare la guida a ogni esigenza.
Esteticamente, la VMax si fa notare con un look custom e tanti dettagli studiati per darle un aspetto unico, quasi da pezzo unico. Il design audace la rende difficile da ignorare in strada.
Potenza e tecnologia: due filosofie a confronto
Guardando i numeri, la VMax è più potente: 159 cavalli contro i 145 della Diavel. Ma Ducati offre un pacchetto elettronico più completo, con controllo di trazione e diverse mappature motore che aiutano a gestire la potenza soprattutto su strade scivolose o in condizioni difficili. La Yamaha invece lascia tutto nelle mani del pilota, senza elettronica di supporto.
Sul mercato dell’usato, entrambe tengono bene il valore. La VMax si aggira stabilmente sopra i 15.000 euro, mentre la Diavel si trova tra i 10.000 e i 15.000 euro, variando con l’anno e gli allestimenti. Prezzi che rispecchiano la qualità e la prestazione, ma anche l’esclusività di queste due naked.
Sono moto per chi ha esperienza e gusto per mezzi decisi, bestie da strada da domare con polso fermo.
Ducati Diavel: maneggevolezza e carattere nel traffico e sulle curve
Alla guida, la Diavel sorprende per come riesce a unire potenza e agilità. Il Testastretta 11° spinge forte fin dai bassi regimi, senza mai lasciare vuoti, anche nella modalità Urban che limita la potenza a circa 100 cavalli. Dove dà il meglio è nel misto stretto: riesce a contenere peso e dimensioni per garantire una precisione rara in una moto di queste dimensioni.
Il controllo di trazione aiuta il pilota a gestire le uscite di curva e le frenate decise, evitando slittamenti indesiderati. I freni con ABS sono calibrati per offrire una risposta lineare e sicura, anche su asfalto bagnato o irregolare.
In città, nonostante i oltre 250 kg, la Diavel se la cava bene. Il peso si sente nelle manovre da fermo, ma una volta in movimento la moto è sorprendentemente maneggevole. Il manubrio largo offre buon controllo e la posizione di guida resta comoda. L’assenza di carena o riparo aerodinamico si fa sentire ad alte velocità, rendendo meno piacevoli i viaggi lunghi senza protezioni.
Il cambio, però, è un po’ duro da usare, soprattutto nelle situazioni meno fluide, e richiede attenzione per evitare impuntamenti tra una marcia e l’altra.
Yamaha VMax: forza e comfort in rettilineo, meno nel misto
La VMax, al contrario, non ama il misto stretto. La sua lunghezza e il peso la penalizzano in curve strette e frequenti. Serve allargare le traiettorie e dosare bene il gas per sfruttare la spinta senza perdere il controllo.
Sul dritto, però, diventa una belva. L’erogazione è potente e costante a ogni regime. Il manubrio più stretto rispetto alla Diavel aiuta a mantenere una posizione meno “aperta”, ideale per le autostrade, dove il passeggero può godersi una sella comoda e uno schienalino di supporto.
Nonostante la mancanza di un riparo aerodinamico, la VMax offre un catalogo accessori ben fornito, con cupolini e borse pensate per viaggi più comodi e protetti dal vento. Questo la rende adatta anche ai lunghi tragitti, pur restando una moto dal carattere più “muscolare” che sportivo.
Nel traffico cittadino, però, la Yamaha è meno pratica: dimensioni e peso si fanno sentire nelle manovre strette e tra le auto, e l’assenza di controllo di trazione impone una guida più attenta su fondi scivolosi, strisce pedonali o rotaie.
Numeri alla mano: prestazioni e consumi a confronto
Secondo i test del nostro centro prove, la Ducati Diavel tocca i 240,5 km/h di velocità massima, leggermente più alta dei 221,8 km/h della Yamaha VMax. L’accelerazione sul quarto di miglio è identica: 11,1 secondi per entrambe. Anche lo sprint fino a 1.000 metri vede tempi simili: 20,8 secondi per la Diavel, 20,9 per la VMax. Sullo 0-100 km/h, la VMax è un pelo più veloce: 3,3 secondi contro 3,4.
Nelle riprese la differenza è minima, con la Diavel un po’ più pronta . La potenza alla ruota conferma i dati di targa: 145,3 cavalli per la Ducati, 159,2 per la Yamaha, mentre la coppia massima è di 119,3 Nm per la Diavel e 155,7 Nm per la VMax.
Le frenate da 100 km/h sono quasi identiche: 42,4 metri per la Ducati, 43,2 per la Yamaha. Nei consumi autostradali si attestano intorno a 12,5-12,7 km/l; sulle strade extraurbane la Diavel si mostra più parsimoniosa, con 22,9 km/l contro i 16,5 km/l della VMax. L’autonomia a 120 km/h è di 236 km per la Ducati e 228 km per la Yamaha.
Questi numeri raccontano di due moto con prestazioni simili ma scelte tecniche e stili di guida molto diversi. La scelta, come sempre, spetta a chi ha il polso per domarle.
