A Barcellona, le moto non sono un semplice mezzo di trasporto: sono al centro di una strategia che punta a cambiare il volto della mobilità urbana. Dietro questa svolta c’è un lavoro concreto, con persone coinvolte davvero: dalle istituzioni ai motociclisti, passando per le associazioni di categoria e chi ha vissuto sulla propria pelle un incidente. Non si tratta di promesse vuote, ma di interventi precisi, con scadenze chiare. Tra il 2026 e il 2027, la città introdurrà cento nuove zone avanzate e dispositivi di sicurezza pensati per dare più visibilità e protezione a chi guida su due ruote.
Cento zone avanzate per le moto: primi alla linea rossa
Una delle novità più visibili sono le cento zone avanzate per moto, le cosiddette ZAM . Sono quelle aree segnate sull’asfalto, prima della linea di arresto, dove i motociclisti possono fermarsi al rosso. In questo modo stanno davanti a tutti, più in vista e pronti a partire per primi al verde. Oggi Barcellona ne conta 52, concentrate soprattutto nell’Eixample, una zona centrale e strategica.
Entro la fine del 2026 le segnaletiche già esistenti saranno aggiornate con vernici rifrangenti più efficaci. Nel 2027 la novità più grossa: una cinquantina di nuove zone avanzate arriveranno soprattutto lungo due assi principali della città, carrer d’Aragó e Gran Via de les Corts Catalanes, portando il totale a cento. L’idea è creare continuità in punti fissi, migliorando la sicurezza e il flusso delle moto.
Chi conosce la normativa italiana noterà subito la differenza: da noi le “case avanzate” sono riservate solo alle biciclette, mentre le moto non possono usarle né le corsie ciclabili. A Barcellona invece si guarda alle due ruote a motore come a un elemento centrale della mobilità urbana, con regole e interventi che ne valorizzano il ruolo.
Attenuatori d’urto su misura per chi viaggia in moto
Un’altra sperimentazione interessante riguarda gli attenuatori d’urto, pensati apposta per la velocità in città e per le esigenze delle moto. Entro fine 2026 Barcellona installerà sei di questi dispositivi, capaci di assorbire impatti fino a 50 km/h. Diversi dai classici attenuatori autostradali, progettati per scontri ad alta velocità.
Li metteranno in punti critici come biforcazioni, separatori in cemento e ingressi di tunnel molto trafficati, per esempio a Glòries e Lesseps, oltre alla ronda del General Mitre. La differenza sta nella taratura: proteggere chi guida due ruote significa ridurre danni e rischi senza stravolgere l’ambiente urbano.
La sperimentazione durerà tutto il 2027 e sarà seguita con attenzione per capire se questi dispositivi riescono davvero a prevenire incidenti e rendere le strade più sicure. Se il test funziona, Barcellona potrebbe aprire la strada a un modello da adottare anche in altre città con tanti motociclisti.
Segnaletica gialla fluorescente per cantieri e arredo urbano
Un’altra misura riguarda la sicurezza passiva, con la segnaletica gialla fluorescente. Già sperimentata con successo nel tunnel della Rovira, ora verrà usata sia nei cantieri temporanei sia su elementi fissi dell’arredo urbano.
Nei cantieri, le barriere new jersey e i separatori provvisori saranno evidenziati con questa segnaletica gialla molto visibile, anche di notte o in condizioni di scarsa luce. Il debutto è previsto sulla Ronda de Dalt, tra le uscite 5 e 6, una zona dove i motociclisti spesso rischiano.
Ancora più interessante è l’uso permanente di questa segnaletica sulle isole spartitraffico in luoghi come plaça Tetuan, vicino ai passaggi pedonali lungo la Gran Via. È un riconoscimento importante: anche ostacoli che ci sono da anni possono diventare pericolosi se non sono ben visibili. Barcellona sceglie così di adeguare la segnaletica per alzare la sicurezza, soprattutto per chi guida moto e scooter.
Dietro questa scelta c’è un dato chiaro: il 16,5% dei veicoli a combustione che circolano ogni giorno a Barcellona sono moto. Un numero che giustifica investimenti dedicati, trattando la moto come parte integrante e fondamentale della mobilità, non come un problema da limitare.
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Barcellona conferma così un approccio pragmatico e deciso verso le due ruote, mettendo in campo strumenti e regole che puntano davvero a migliorare la sicurezza e la qualità della vita sulle strade per motociclisti e scooteristi. Un esempio che fa riflettere sulla realtà italiana, dove spesso le politiche per le moto si fermano a interventi sporadici o a restrizioni, anziché a soluzioni strutturate e condivise.
