Nel cuore degli anni Sessanta, le Honda CL hanno acceso i motori degli appassionati d’oltreoceano, ma in Italia sono rimaste praticamente un mistero. Queste scrambler, nate da un’idea semplice ma rivoluzionaria, hanno inaugurato per Honda una nuova era di guida: non ancora enduro, non solo moto da strada, ma un mix perfetto tra versatilità e spirito d’avventura. Pensate per sfidare deserti e sterrati americani, hanno raccontato una storia fatta di innovazione tecnica e scelte di mercato coraggiose. Da noi? Non sono mai arrivate ufficialmente. Ecco perché, nonostante il loro successo altrove, restano poco più di un’ombra nel nostro panorama motociclistico.
Dopo la Seconda guerra mondiale, Honda iniziò a costruire la sua gamma di moto con sigle facili da capire: la C per le moto semplici, la CB per le sportive, la CR per le competizioni. In mezzo a queste, la sigla CL fu creata apposta per le scrambler. Negli anni Sessanta, però, scrambler non era solo uno stile: era una vera e propria idea tecnica. Le CL erano moto da strada modificate per usi più duri, capaci di affrontare strade bianche e terreni accidentati. Honda capì prima di molti che servivano moto robuste e versatili, soprattutto per il mercato americano, dove la guida fuori strada stava prendendo piede. Nasceva così un’alternativa pratica alle specialistiche enduro che sarebbero esplose qualche anno dopo.
Il primo modello con la sigla CL fu la Honda Dream CL72, lanciata nel 1962. Derivava dalla sportiva CB72, ma con modifiche importanti per l’uso off-road: telaio diverso, serbatoio più stretto e soprattutto gli scarichi alzati su un lato, marchio di fabbrica delle CL. Pensata per il mercato americano, puntava sulla versatilità più che sulla specializzazione. In quegli anni, la passione per il fuoristrada negli Stati Uniti cresceva, e le scrambler erano la scelta ideale per chi voleva una moto meno estrema delle enduro, ma comunque capace di uscire dall’asfalto. Il pubblico americano accolse con entusiasmo queste moto, mentre in Italia non arrivarono mai ufficialmente.
Dopo la CL72, la gamma CL si allargò rapidamente. Honda introdusse cilindrate più piccole per raggiungere più clienti. Nel 1966 arrivò la Benly CL90, compatta e affidabile, con motore della famiglia Cub e cambio a quattro marce. Poco dopo fu la volta della Benly CL125, basata sulla CB125, più rifinita nei dettagli. Nel 1968 debuttò la Benly CL50, una moto piccola con motore monocilindrico orizzontale raffreddato ad aria, tipico dei Super Cub. Nello stesso anno uscì la Honda Dream CL250, derivata dalla bicilindrica CB250 Export, con ruota anteriore più grande e scarico alto. Tutti questi modelli seguivano la filosofia originale CL: moto versatili, pensate per un uso misto, con un design funzionale più che estetico, adatte tanto all’asfalto quanto a strade sterrate leggere. Ma anche questi non varcarono mai i confini italiani, rimanendo quasi un mistero per gli appassionati locali.
Nel 1970 la famiglia CL raggiunse il suo culmine con la Honda Dream CL450. Derivata dalla CB450, già una moto all’avanguardia per Honda, montava un motore bicilindrico DOHC, una tecnologia raffinata per l’epoca. Per adattarla all’uso misto, Honda lavorò sull’erogazione, privilegiando potenza a bassi e medi regimi, ideale per terreni difficili. La ciclistica prevedeva ruote da 19 pollici davanti e 18 dietro, e il classico scarico alto permetteva di affrontare sterrati senza problemi. La posizione in sella era studiata per garantire comfort anche nei viaggi lunghi. Pur con un’anima da fuoristrada, la CL450 restava una moto ibrida: pesante e con una struttura che limitava le capacità fuori strada estreme, ma perfetta su strada e su sterrati leggeri. Questo modello fu l’ultimo grande capitolo della famiglia CL, prima che il mercato cambiasse radicalmente.
Negli anni Settanta gli appassionati si spostarono verso moto più leggere e specializzate per il fuoristrada. Le CL, con il loro compromesso tra strada e sterrato, persero terreno di fronte alle enduro. Honda rispose con le serie SL, poi XL, XLR, XR e infine CRF, tutte pensate per affrontare sterrati più duri con prestazioni e affidabilità superiori. Il calo di interesse per la filosofia CL portò alla fine della produzione: la CL450 uscì di scena nel 1974. Quell’addio segnò la fine di un’epoca per le scrambler classiche, anche se non per sempre.
Alla fine degli anni Ottanta, Honda risvegliò lo spirito delle CL con modelli che ne riprendevano la versatilità, anche se con nomi diversi. Nel 1981 arrivò la Honda Silk Road, una moto turistica con motore derivato dalla CB250RS e scarico rialzato, molto vicina alla filosofia scrambler. Negli anni Novanta tornò ufficialmente la sigla CL con la Benly CL50 del 1997, una rivisitazione della piccola scrambler degli anni Sessanta, con motore Super Cub e serbatoio snello. L’anno dopo fu la volta della CL400, più vicina alle scrambler moderne, con monocilindrico raffreddato ad aria e linee rétro ispirate alla famiglia XR400. Questi modelli segnarono un nuovo capitolo per le scrambler Honda, mescolando stile vintage e tecnologia aggiornata, un ponte tra passato e presente.
Questa storia delle Honda CL racconta un percorso fatto di innovazioni e cambiamenti, un pezzo di storia motociclistica che lega un’epoca, una filosofia tecnica e mercati diversi. Un racconto affascinante che merita di essere riscoperto.
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