Navi spinte dall’ammoniaca, zero emissioni di CO2: non è più fantascienza. Il settore dei carburanti alternativi sta cambiando pelle, e questa sostanza, silenziosa ma potente, si sta facendo largo tra le grandi imbarcazioni. Però, basta pensare alle moto italiane per capire quanto il discorso si complichi. L’elettrico fatica a decollare, l’idrogeno è ancora un gioco per pochi, e l’ammoniaca, pur promettente, resta un traguardo lontano, segnato da sfide tecniche e culturali non da poco.
A spingere sull’acceleratore è l’European Boating Industry , che rappresenta il settore della nautica da diporto in Europa. L’ammoniaca, o NH3, non contiene carbonio. Tradotto: bruciandola non si produce anidride carbonica, il principale responsabile dell’effetto serra legato ai motori tradizionali. In un momento in cui la parola d’ordine è decarbonizzazione, questo non è un dettaglio da poco.
Nel mondo marittimo, dunque, l’ammoniaca potrebbe essere la carta vincente per affiancare i motori tradizionali e le nuove tecnologie di propulsione. Il fatto che non emetta CO2 la rende particolarmente interessante per chi cerca alternative più pulite ai carburanti fossili. A tutto ciò si aggiunge che l’ammoniaca è già largamente prodotta e distribuita, soprattutto per uso agricolo come fertilizzante.
Non è solo teoria. Alcune grandi navi hanno iniziato a testare motori alimentati a ammoniaca, segno che la tecnologia sta lasciando i laboratori. Ad oggi ci sono tre modi per usare questo carburante. Il primo: motori a combustione interna progettati per bruciare direttamente ammoniaca. Poi ci sono i sistemi bi-fuel, che alternano o mixano ammoniaca e diesel per una maggiore flessibilità. Infine, le fuel cell: qui l’ammoniaca viene trasformata in energia elettrica per muovere motori elettrici, un po’ come succede con l’idrogeno ma con vantaggi nella gestione e conservazione del carburante.
L’ammoniaca, infatti, si conserva liquida a pressioni e temperature meno estreme rispetto all’idrogeno, e la rete per il suo trasporto è già ben diffusa nel mondo.
Non tutto però è rose e fiori. L’ammoniaca è una sostanza tossica e corrosiva, che può danneggiare i materiali usati nei veicoli e negli impianti di stoccaggio. Una fuga accidentale può creare rischi seri per salute e ambiente.
Per questo servono impianti molto avanzati: sensori per rilevare perdite, ventilazione, doppie barriere di sicurezza e personale formato. Condizioni che si possono garantire sulle grandi navi, dove c’è spazio e dotazioni tecniche adeguate.
Ma nel mondo della nautica minore i problemi sono altri. Nei porti mancano le infrastrutture per il rifornimento di ammoniaca, un limite che frena l’uso di questo carburante su imbarcazioni più piccole come yacht o navi passeggeri di ridotte dimensioni.
E sulle moto la situazione è ancora più complicata. Tra l’ingombro del serbatoio, la pericolosità del carburante e la sicurezza sulle strade, nessun produttore ha finora pensato all’ammoniaca come alternativa concreta. La compattezza richiesta dalle due ruote non si sposa con le esigenze di stoccaggio e manipolazione sicura del combustibile.
Nonostante tutto, la ricerca non si ferma. I progressi nel settore navale potrebbero aprire la strada a nuovi usi, anche sulle due ruote, ma solo quando si saranno risolti i problemi tecnici e normativi che oggi frenano lo sviluppo.
Dietro a una serie di noiosi documenti sulle emissioni, si nasconde un segreto che farà…
A pochi giorni dall’inizio del 2024, decine di scuole e ospedali si trovano ancora in…
In Italia, la maggior parte degli appassionati immagina subito le grandi adventure con ruote da…
Farouk ha attraversato confini e schermi con una naturalezza sorprendente. Dalla tv italiana alle produzioni…
Il rombo del motore della Jeep Wrangler 392 non passa certo inosservato. Questa versione non…
Nel 1953, la Vespa 125 U debuttò con una missione semplice: essere la versione più…