«Autovelox non omologati, multe da annullare»: la promessa ha acceso il dibattito in tutta Italia. Da tempo, chi si è visto recapitare una sanzione per eccesso di velocità ha dovuto districarsi tra “autovelox approvati” e “omologati”, una differenza che ha fatto scattare ricorsi a raffica e alimentato sospetti sulle procedure adottate dagli enti locali. Ora, con il decreto firmato da Matteo Salvini, si tenta di fare chiarezza: cambiano le regole per la verifica e la validazione di questi dispositivi. Ma cosa cambia davvero? E chi ha già pagato o contesta una multa? Il nuovo quadro potrebbe riservare più di una sorpresa.
Decreto firmato: nuove regole per omologazione e taratura degli autovelox
Il 10 giugno 2024, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha dato il via a un decreto che definisce con precisione come devono essere omologati, verificati e tarati gli autovelox usati su strade e autostrade. Per anni si è discusso sulla differenza tra “approvazione” e “omologazione” di questi dispositivi: una questione tecnica che però ha generato un vero caos legale.
Da un lato, enti locali e forze dell’ordine hanno sempre difeso l’uso degli autovelox, ritenendoli indispensabili per ridurre gli incidenti e aumentare la sicurezza sulle strade. Dall’altro, molti automobilisti hanno contestato la validità delle multe fatte con dispositivi “solo approvati” ma non omologati ufficialmente. Questa sottigliezza ha aperto la strada a numerose sentenze che hanno sottolineato l’importanza dell’omologazione formale per rendere valide le sanzioni.
Il decreto vuole dunque fare chiarezza, fissando un iter rigoroso e trasparente per tutti i passaggi, dall’omologazione alla calibrazione periodica degli apparecchi. L’obiettivo è eliminare dubbi e incertezze, dando certezze tanto ai cittadini quanto agli enti locali.
Con questa firma si segna una svolta importante nella gestione delle multe per velocità, un campo che negli ultimi anni è stato teatro di numerosi contenziosi incentrati più sulla validità tecnica degli strumenti che sul rispetto dei limiti.
Un quadro più chiaro per ridurre i ricorsi
Uno dei motivi chiave dietro questo decreto è la necessità di avere regole chiare e uniformi che assicurino l’affidabilità delle misurazioni e la corretta tracciabilità delle verifiche tecniche. Il tema degli autovelox è da tempo terreno di scontro: da un lato chi denuncia poca trasparenza nella gestione delle multe, dall’altro chi vuole sicurezza e rispetto delle regole.
Il decreto introduce procedure standard per la verifica tecnica e la taratura degli strumenti, garantendo che tutti gli autovelox rispettino gli stessi requisiti severi. Così, le multe fatte con apparecchi omologati e tarati secondo le nuove regole dovrebbero diventare praticamente inattaccabili in tribunale, riducendo i ricorsi che finora si basavano su cavilli tecnici.
Salvini, più volte intervenuto sull’argomento, ha sottolineato che il sistema non deve essere visto come un modo per “fare cassa”. Gli autovelox dovranno essere posizionati solo nei punti realmente pericolosi, non in zone dove il rischio di incidenti è minimo. L’idea è rafforzare la fiducia nei controlli, proteggendo sia la sicurezza sulle strade sia i diritti degli automobilisti.
Il decreto mette quindi in campo un protocollo rigoroso che dovrebbe uniformare le procedure degli enti locali e semplificare le contestazioni. Più trasparenza nella gestione e nelle verifiche significa meno dubbi e meno polemiche sulle multe.
E le multe già fatte con autovelox non omologati?
Nonostante il decreto chiarisca le regole per il futuro, resta il nodo delle multe già elevate prima della sua entrata in vigore. Il Ministero ha chiarito che quelle fatte con autovelox non ancora omologati formalmente avranno ancora buone chance di essere annullate in tribunale.
In pratica, le sanzioni emesse con dispositivi “solo approvati”, senza il controllo tecnico previsto dalla nuova normativa, possono essere considerate irregolari. Questo potrebbe portare a un aumento dei ricorsi, soprattutto nei tribunali di primo grado, dove gli avvocati potranno usare le nuove norme per chiedere l’annullamento delle multe.
Il punto cruciale è completare al più presto l’omologazione di tutti gli autovelox in uso. Fino a quel momento, molte multe rischiano di non reggere in sede giudiziaria. Questo non solo potrebbe alleggerire il numero di ricorsi, ma costringere le amministrazioni a rivedere le apparecchiature e le procedure adottate finora.
La normativa, per funzionare davvero, deve essere applicata con rigore sul campo, con controlli precisi e documentati. Gli automobilisti sono quindi invitati a verificare con attenzione se l’autovelox che li ha multati era correttamente omologato, per valutare se vale la pena contestare la sanzione.
Le prossime settimane saranno decisive per vedere come il decreto influirà sui contenziosi pendenti e su quelli futuri. Il tema resta al centro del dibattito politico e amministrativo, viste le implicazioni sulla sicurezza stradale e sul rapporto tra cittadini e istituzioni.
