La basilica di Santa Giustina a Padova non ospitava un addio così intenso da anni. Fuori, la piazza e le strade erano gremite, un silenzio denso di emozione avvolgeva ogni angolo. Al centro, una handbike appoggiata con cura sui gradini accanto alla bara di Alex Zanardi. Non era solo un mezzo sportivo: era la sua vita, la sua forza, la sua voglia di ricominciare. Quel semplice oggetto raccontava più di mille parole, testimoniava una battaglia vinta più volte, un’eredità che va ben oltre ogni record. Sotto un cielo grigio e una pioggia leggera, la città si è fermata, unita nel ricordo di chi ha trasformato il dolore in coraggio.
La handbike, testimone silenziosa nella basilica di Santa Giustina
Quella handbike, posata davanti al feretro bianco, ha raccontato da sola una storia che ha toccato tutti i presenti. Era quella con cui Zanardi aveva trionfato alle Paralimpiadi di Londra 2012, la sua rinascita dopo il terribile incidente del 2001 che gli aveva portato via le gambe. Nel 2020 un’altra tragedia, sempre legata alla handbike, quando un incidente con un camion ha messo di nuovo a rischio la sua vita. Ma quel mezzo sportivo in chiesa voleva ricordare soprattutto la sua voglia di combattere, di andare avanti pedalando e lottando.
Davanti alla bara, gli atleti di Obiettivo 3, l’associazione fondata da Zanardi per avvicinare allo sport le persone con disabilità, hanno preso posto. Erano loro a reggere la bara all’ingresso, a sorvegliarla come a proteggere un testimone prezioso che ha ridato speranza a tante vite. Pioveva piano, la scena sembrava quasi sospesa, mentre gli applausi si allungavano per minuti interi in Prato della Valle. Più di duemila persone hanno riempito la basilica, e altre centinaia si sono radunate davanti ai maxischermi all’esterno, per partecipare a un addio collettivo a uno dei simboli più forti dello sport e della vita.
Don Marco Pozza: Alex Zanardi oltre il mito, raccontato con umanità
La messa è stata guidata da don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi e amico di lunga data di Zanardi. Un legame nato tra anni di lavoro insieme, conversazioni profonde e iniziative di solidarietà. Dopo il grave incidente del 2020, don Marco fu lui a consegnare a Zanardi la corona del rosario e una lettera di papa Francesco, segni di una vicinanza che ha attraversato il momento più difficile.
Durante l’omelia, don Pozza ha evitato i toni formali di un rito funebre, scegliendo invece di raccontare aspetti poco noti di Alex come uomo. Ha ricordato un episodio di una decina d’anni fa, durante una sosta in autogrill sull’A14. Alex era con due detenuti che don Marco accompagnava: ragazzi segnati dal carcere e in cerca di riscatto. Zanardi li ascoltò in silenzio, poi li abbracciò con parole sincere e dirette: riconobbe i loro errori, ma lodò la loro voglia di cambiamento.
Poi arrivò un messaggio che suona come un testamento: invitò a trovare quei “cinque secondi in più” per cambiare prospettiva, agire diversamente, migliorare i rapporti, il lavoro, la vita. Era la filosofia di chi lo conosceva, e di chi oggi vive di quel ricordo. Don Pozza ha chiuso sottolineando come Zanardi sapesse trasformare il dolore in un’opportunità: un combattente che continuerà a parlare di obiettivi anche dopo la morte. Lo ha confermato la famiglia con le parole commosse della cognata Barbara Manni: “Combattente è la parola che racconta la sua essenza più vera”.
Niccolò Zanardi e Daniela: il ricordo di un uomo nei gesti di tutti i giorni
In prima fila, la moglie Daniela, il figlio Niccolò e la madre Anna hanno vissuto con dolore e partecipazione quelle ultime ore. È stato Niccolò a prendere la parola poco prima della fine, scegliendo di raccontare suo padre non come un eroe, ma attraverso gesti semplici e intimi. Ha parlato dell’Alex che si prepara il caffè, dell’uomo che il sabato impastava la pizza, del papà che chiamava il figlio per aiutarlo con lo Spid, con quel linguaggio di famiglia che parla di affetto e quotidianità.
“Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa”, ha detto Niccolò, sottolineando che la felicità nasce dai piccoli momenti, quelli che spesso passano inosservati. Ed è proprio da quei gesti che si costruiscono cose più grandi. Alla cerimonia erano presenti volti noti dello sport e dello spettacolo: il ministro dello Sport Andrea Abodi, l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò, Stefano Domenicali, Bebe Vio, Giusy Versace, Alberto Tomba, oltre ai rappresentanti di Ferrari e BMW, marchi che hanno accompagnato Zanardi nella sua carriera.
La bara è uscita dalla basilica poco prima delle 13 sulle note di “Ti insegnerò a volare ”, una dedica musicale di Roberto Vecchioni e Francesco Guccini del 2018. Il carro funebre è rimasto aperto a lungo, permettendo a chi arrivava da lontano di toccare il legno e lasciare un’ultima carezza. A chiudere la giornata di commozione collettiva e rispetto sono state le parole di Daniela: un semplice e profondo “Vi amo tutti”.
