Il 1° maggio ha sempre un peso speciale nello sport. Proprio in questo giorno, nel 1994, Ayrton Senna perse la vita in pista. E ventotto anni dopo, il 1° maggio 2026, è arrivata un’altra perdita che segna profondamente il mondo sportivo: Alex Zanardi non ce l’ha fatta. Aveva 59 anni, sei dei quali trascorsi a combattere con una forza incredibile le conseguenze di un grave incidente. Se n’è andato circondato dall’affetto della famiglia, lasciando un’eredità fatta di coraggio e determinazione che va ben oltre le piste da corsa.
Da Bologna alla Formula 1, poi la svolta in America
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, figlio di un idraulico e di una sarta, Zanardi ha respirato motori sin da ragazzino. A 14 anni il padre gli regalò un kart, e da lì iniziò il suo cammino nelle corse. Dopo una gavetta nelle formule minori, debuttò in Formula 1 nel 1991 con la Jordan. Corse poi con Minardi, Lotus e Williams, ma i risultati non arrivarono: 44 Gran Premi e un solo punto, spesso frenato da macchine poco competitive.
Il mondo della F1 degli anni ’90 era spietato con chi non aveva un mezzo all’altezza. Così Zanardi decise di tentare la fortuna negli Stati Uniti, nel campionato CART. Lì, tra il 1996 e il 1998, mise in mostra tutto il suo valore con vittorie e prestazioni di alto livello. Frank Williams, convinto dal suo talento, lo richiamò in Europa nel 1999, ma il ritorno non diede i frutti sperati.
Il 15 settembre 2001 cambiò tutto. Durante una gara al Lausitzring, in Germania, Zanardi perse il controllo e fu travolto dall’auto di Alex Tagliani. L’incidente gli costò entrambe le gambe e lo mise a un passo dalla morte. Rischiò di morire dissanguato, ma restò cosciente. Dopo sedici operazioni e sette arresti cardiaci, la sua storia sembrava finita, ma era solo un nuovo inizio.
La seconda vita di Zanardi: dall’handbike alle medaglie paralimpiche
Dopo l’incidente, la vita di Zanardi prese una piega diversa, ma lui non si arrese. Scoprì l’handbike e si lanciò nel paraciclismo, ricominciando da zero. A Londra 2012 conquistò la prima medaglia d’oro paralimpica, poi a Rio 2016 ne vinse altre tre. Nel mezzo, si aggiunsero otto titoli mondiali, spesso battendo avversari senza disabilità. Una seconda carriera da raccontare a voce alta.
Parallelamente, divenne anche un volto noto in televisione, conducendo “Sfide”, un programma sulle storie di chi non si arrende. La sua esperienza e credibilità rendevano ogni racconto autentico, senza bisogno di fronzoli.
Il destino lo mise ancora alla prova il 19 giugno 2020. Durante una staffetta benefica sulle colline senesi, vicino a Pienza, Zanardi perse il controllo e si scontrò con un camion. Le sue condizioni furono gravissime, cadde in coma per oltre un mese e subì numerosi interventi. Riaprì gli occhi a gennaio 2021, protetto dall’amore della moglie Daniela e del figlio Niccolò, lontano dai riflettori. Dopo un lungo recupero tornò a casa per Natale, mostrando un coraggio che sembrava infinito.
Sei anni dopo quella terribile prova, Zanardi ci lascia nel giorno che ricorda Senna e anche Roland Ratzenberger, entrambi vittime del motorsport. Chi ha seguito la sua vita sa che Alex non era solo un pilota o un atleta straordinario, ma un uomo con un legame profondo con la vita. Nonostante tutto, ha sempre vissuto con intensità, dimostrando che la vera velocità è quella della volontà di non arrendersi mai.
