Perché dovrei pagare un’assicurazione se la mia moto d’epoca sta ferma in garage da anni? Questa domanda è diventata il tormentone tra i collezionisti e gli appassionati di due ruote vintage. Non si tratta solo di soldi, ma di un pezzo di storia che molti tengono come un tesoro. Da mesi, il dibattito sull’obbligo di Rc anche per le moto d’epoca immobili infiamma discussioni e malumori. Con le nuove regole in arrivo nel 2026, la situazione si complica: sospensioni, coperture speciali, esenzioni. Il mondo delle assicurazioni per queste moto sta cambiando, e non tutti potranno evitare di pagare.
In Italia è arrivato un decreto che impone di assicurare anche motorini e moto che restano fermi per lunghi periodi, come quelli parcheggiati in box. La misura nasce da una direttiva europea pensata per limitare incidenti e truffe legate a veicoli inattivi. Il punto controverso è proprio questo: obbligare a pagare una polizza per mezzi che non circolano mai. Una novità che ha creato non poco malumore tra chi possiede moto d’epoca o da collezione, spesso tenute ferme per passione o investimento.
Il nostro Paese ha introdotto criteri di controllo, ma resta incerto come e quando questi saranno messi in pratica. Le autorità parlano di controlli a campione, ma i dettagli sono ancora poco chiari. I costi dell’assicurazione, anche solo per tenere la moto ferma, possono diventare pesanti. E per chi ha moto storiche, spesso custodite in musei o garage privati, la spesa non sempre sembra giustificata.
Per limitare l’impatto economico di questa nuova obbligatorietà, sono arrivate alcune agevolazioni per le moto storiche. La più importante? La possibilità di sospendere l’assicurazione fino a 11 mesi all’anno, un mese in più rispetto alle normali moto.
Questa opzione è preziosa quando la moto resta ferma quasi tutto l’anno, per esempio durante un restauro o semplicemente perché fa parte di una collezione. Nei mesi di sospensione non si paga la polizza e non si è coperti per eventuali danni causati dal veicolo in circolazione. Ma almeno si evita di pagare una quota fissa e ingiustificata. Un compromesso che tiene conto di chi usa la moto storica solo saltuariamente o per nulla.
Un tema caldo riguarda il cosiddetto “rischio statico”, cioè i pericoli connessi a un veicolo assicurato ma fermo, magari in esposizione o in collezioni private. Si sta lavorando a una copertura che protegga solo dai danni che possono capitare mentre la moto è ferma, senza dover sottoscrivere una polizza RC completa.
In pratica, per le moto d’epoca esposte o parcheggiate in sicurezza potrebbe arrivare una polizza che copra incendi, furti o danni accidentali durante l’inattività. Rimane però da chiarire se questo tipo di assicurazione potrà valere anche per le moto d’epoca conservate in box privati e mai destinate a girare su strada. Un’opzione che sarebbe un sollievo per molti collezionisti, ma che deve ancora trovare una regolamentazione precisa.
Un punto certo riguarda le esenzioni dall’obbligo RC. La legge esclude le moto che sono ufficialmente “rottami”, cioè prive di componenti fondamentali come il motore o la struttura necessaria per circolare. Non basta togliere una ruota o disattivare la batteria per evitare di pagare l’assicurazione. La differenza sta nel fatto che il mezzo deve risultare completamente inutilizzabile su strada.
Questa deroga vale anche per le moto in restauro totale, smontate e momentaneamente non in grado di circolare. In questi casi i proprietari non devono attivare la polizza RC, una zona franca importante per chi si dedica a restauri completi.
Per accedere alle sospensioni, coperture ridotte ed esenzioni, la moto deve essere riconosciuta come veicolo di interesse storico. Questo si attesta con il CRS, il Certificato di Rilevanza Storica, indicato sul libretto di circolazione.
Il CRS conferma che la moto è una d’epoca o da collezione riconosciuta a livello nazionale. Senza questo documento non si può usufruire delle agevolazioni, anche se la moto è ferma o in restauro. Un filtro importante per garantire che le regole valgano solo per veicoli autentici e di valore culturale.
Per avere il CRS bisogna rivolgersi a Club riconosciuti come l’ASI o la FMI . La moto deve avere almeno vent’anni e conservare le caratteristiche originali, senza modifiche o accessori non previsti in origine.
Si controlla anche la documentazione completa, con libretto e targa in regola. Per la domanda servono foto dettagliate e il pagamento di una quota intorno ai 150 euro, che copre iscrizione e rilascio del certificato. Questo passaggio è fondamentale per qualificare la moto e godere delle agevolazioni previste dalla legge.
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