A ogni semaforo rosso, centinaia di motociclisti si infilano nel sottile spazio tra le auto ferme. È una scena che si ripete quotidianamente nelle città italiane, un gesto quasi istintivo, che sembra far parte del traffico come respirare. Ma quel corridoio stretto — appena qualche decina di centimetri — può trasformarsi in una trappola. Il problema non è solo la manovra in sé, ma la visibilità limitata e l’imprevedibilità degli altri attori della strada: auto che si spostano all’improvviso, pedoni distratti, angoli ciechi pronti a sorprendere. Una semplice mossa che può nascondere rischi ben più grandi di quanto si pensi.
Il vero problema quando si risale la coda è il cosiddetto “punto cieco dinamico”. Non si tratta solo dei classici angoli morti negli specchietti: qui il pericolo nasce dal movimento contemporaneo di auto e moto in spazi stretti. Il motociclista vede solo la parte posteriore dell’auto davanti a sé, senza sapere cosa succede ai lati o dietro. Allo stesso modo, chi guida l’auto può non accorgersi della moto che passa di fianco, nascosta dietro un’altra macchina o fuori dal campo visivo degli specchietti.
Il rischio cresce soprattutto quando un’auto decide di svoltare a sinistra. L’automobilista, controllando gli specchietti e credendo la corsia libera, avvia la manovra senza vedere la moto che arriva lateralmente. Per il motociclista, invece, sembra che l’auto cambi improvvisamente direzione senza avvertire. Questo tipo di situazioni è una delle cause principali di incidenti in città, specie agli incroci e ai semafori più trafficati.
Il momento in cui il semaforo scatta verde è un altro punto critico. Appena le auto si mettono in movimento, tutto cambia rapidamente. Il motociclista che avanza tra le file può trovarsi accanto a un’auto che cambia corsia, si sposta o si prepara a svoltare. Questi movimenti improvvisi sono difficili da prevedere, soprattutto negli incroci con visibilità limitata.
A complicare la situazione ci pensa il giallo: alcuni automobilisti accelerano per passare, altri frenano di colpo, altri ancora si preparano a svoltare. In queste fasi il pericolo non è tanto quando le auto sono ferme, ma proprio quando iniziano a muoversi. Nessuno ha ancora una traiettoria chiara e questo aumenta il rischio proprio nel momento in cui si pensa di poter procedere senza problemi.
Non esiste una velocità “sicura” valida per tutti i casi quando si sale fra le auto. Dipende da tanti fattori: quanto è stretto il corridoio, se ci sono incroci o passaggi pedonali, la visibilità e la distanza dalle altre vetture. L’importante è andare a una velocità che permetta di fermarsi subito se arriva un pericolo improvviso.
Per esempio, a 20 km/h una moto percorre circa 5,6 metri in un secondo, a 30 km/h quasi 8,3 metri. Questo vuol dire che se all’improvviso si apre una portiera o spunta un pedone tra le auto, il motociclista deve avere spazio e tempo per frenare. È proprio negli incroci, nei passi carrabili e negli accessi laterali che bisogna rallentare molto, pronti a fermarsi se la visibilità è scarsa.
Ci sono segnali chiari che dovrebbero mettere in guardia chi sta salendo fra le auto. Quando li si nota, è meglio fermarsi e aspettare prima di andare avanti. Ecco quali sono:
1. Ruote sterzate: se le ruote dell’auto sono girate a sinistra o a destra, probabilmente sta per svoltare.
2. Freccia accesa: l’indicatore di direzione segnala l’intenzione di cambiare corsia o svoltare, ma non garantisce che il guidatore abbia visto la moto.
3. Spazi vuoti tra le auto: dietro possono nascondersi pedoni, ciclisti o monopattini pronti ad attraversare.
Se uno o più di questi segnali si presentano insieme, la prudenza impone di fermarsi e osservare bene prima di ripartire.
Un pericolo spesso ignorato è quello dei pedoni che attraversano la strada passando fra le auto ferme. Il motociclista spesso non li vede, perché sono nascosti dalla fila di macchine. Allo stesso tempo, il pedone può non accorgersi della moto che si muove tra le vetture.
In queste situazioni lo spazio per evitare un urto è quasi inesistente. Per questo è fondamentale mantenere una velocità molto bassa, in modo da poter frenare subito appena il pedone appare. Serve una dose extra di attenzione soprattutto nelle zone trafficate o vicino alle fermate dei mezzi pubblici, dove gli attraversamenti improvvisi sono all’ordine del giorno.
Il paradosso del “filtering” fra le auto ferme è che sembra un momento sicuro. Quando le macchine stanno ferme, sembra il momento giusto per avanzare. Ma ogni veicolo è una barriera che nasconde possibili pericoli. La sicurezza non sta nel muoversi veloce, ma nel riuscire a fermarsi subito davanti a un ostacolo inatteso.
Un consiglio pratico: se non si vede cosa c’è oltre l’auto accanto, bisogna comportarsi come se dietro potesse esserci un pericolo. E quando il semaforo diventa verde, ricordarsi che il rischio non scompare, cambia solo forma. Il momento più delicato è proprio quando tutti si mettono in moto, con traiettorie ancora imprevedibili per tutti gli utenti della strada.
Era il 2017 quando, sulla spiaggia di Ostia, la calma apparente venne rotta da un…
Quando una sportiva supera i 1.000 cavalli senza superare 1,5 tonnellate, il mondo delle supercar…
«Latino, greco, storia, filosofia»: parole che per molti suonano lontane, quasi polverose. Ma non per…
Quindici mesi chiuso in garage, una vecchia BMW K 1100 del 1997 parcheggiata da anni…
«Non possiamo più ignorare ciò che sta accadendo». Così si esprime un gruppo di figure…
A Torino, dal prossimo 11 settembre, le vie si preparano a vibrare di moda e…