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Roberto Saviano: Perché oggi fare inchieste sul potere è sempre più difficile tra querele e censura

Nel 2023, in Italia, oltre il 60% delle denunce contro giornalisti sono risultate infondate. Dietro questi numeri, c’è una strategia precisa: usare le querele temerarie come arma per mettere a tacere chi osa criticare o raccontare la verità. Non si tratta solo di cause legali, ma di un vero e proprio sistema del fango che soffoca la libertà di parola. Il rischio? Che, sotto il peso di minacce e processi infondati, il coraggio di raccontare venga soffocato, soprattutto in un’epoca in cui ogni parola viaggia veloce e arriva ovunque.

Querele temerarie: l’arma per mettere a tacere

Le querele temerarie sono denunce penali senza basi solide, usate non per cercare giustizia, ma per mettere in difficoltà chi esprime opinioni sgradite. A farle partire sono spesso personaggi pubblici, aziende o gruppi con interessi da proteggere, che usano la minaccia legale come deterrente. Chi le riceve si trova costretto a difendersi, con spese e tempi che possono diventare un vero incubo, senza alcuna certezza di vincere.

Dietro questa pratica c’è una strategia più ampia: frenare il lavoro dei giornalisti e limitare il controllo democratico. A volte basta aprire un procedimento per bloccare la pubblicazione di un’inchiesta o scoraggiare testate e cronisti a proseguire. A rendere tutto più complicato è la lentezza del sistema giudiziario italiano, che rende difficile difendersi efficacemente.

Il sistema del fango: come si costruisce la campagna di delegittimazione

Al centro di tutto c’è il cosiddetto “sistema del fango”: un mix di querele, disinformazione e attacchi mediatici organizzati per screditare una persona o un gruppo. Questa strategia sfrutta la quantità enorme di informazioni che circolano online per diffondere accuse false o manipolate, creando un clima ostile attorno alla vittima.

A tutto ciò si aggiungono minacce personali, campagne di diffamazione sui social e commenti anonimi che inquinano il dibattito pubblico. Spesso diventa difficile distinguere tra critica legittima e attacco persecutorio. Chi subisce questi attacchi, che sia un giornalista, un politico o un attivista, si trova isolato, sotto pressione e con la reputazione compromessa.

Libertà di stampa in pericolo: le conseguenze per la democrazia

L’uso strumentale delle querele temerarie e del sistema del fango non colpisce solo chi è nel mirino, ma tutta la democrazia. La paura di cause legali spinge molti a trattenersi, indebolendo il lavoro critico del giornalismo e il diritto dei cittadini a essere informati senza censure.

In un’epoca in cui notizie e analisi sono fondamentali per le scelte di tutti, questo meccanismo intimidatorio rischia di restringere lo spazio pubblico e impoverire il dibattito. Il sistema giudiziario deve trovare un equilibrio tra tutela della reputazione e difesa del diritto di informare.

Conoscere il fenomeno e intervenire con leggi adeguate è indispensabile per evitare che queste pratiche si radichino, garantendo così che la libertà di stampa e la critica possano continuare a essere un pilastro della società italiana nel 2024.

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