Kevin Schwantz, leggenda della classe 500 negli anni Novanta, ha cambiato marcia—letteralmente. Nel 2026, l’ex campione del Motomondiale si è messo in gioco sulle salite del Giro-E Enel, non più al volante di una moto, ma in sella a una bicicletta elettrica. A oltre trent’anni dal ritiro dalle piste, Schwantz ha dimostrato che la passione per la velocità non si spegne mai, nemmeno quando il rombo lascia spazio al silenzio delle pedalate. Insieme al team RCS Sport & Events e come ambasciatore Suzuki, ha affrontato strade che raccontano storie di fatica e trionfi, ma questa volta con un altro ritmo, più umano e altrettanto intenso.
Nato nel 1964, Kevin Schwantz ha alle spalle una carriera nel Motomondiale con oltre 100 Gran Premi disputati, 25 vittorie e il titolo mondiale della classe 500 conquistato con Suzuki nel 1993. Dopo aver lasciato le piste, la sua vita è rimasta legata alla velocità, ma su un mezzo diverso. A maggio 2026 ha preso parte con il Team RCS Sport & Events a due tappe decisive del Giro-E: il 24 maggio da Assago a Milano e il 26 da Biasca a Car. La sua presenza ha catalizzato l’attenzione degli appassionati di moto e ciclismo, dimostrando che i confini tra discipline possono davvero sfumare.
La scelta di Schwantz di partecipare a questa manifestazione non è solo una dimostrazione della sua passione per lo sport, ma anche del forte legame con Suzuki, sponsor ufficiale del Giro. In sella alla bici elettrica, il texano ha mostrato grande determinazione e una forma fisica che farebbe invidia a molti, a distanza di decenni dal suo ritiro dal motociclismo. La sfida con gli atleti di oggi è stata intensa, con un tipo di agonismo diverso ma non meno impegnativo.
Dopo aver abbandonato le corse motociclistiche, Schwantz ha trovato nella bicicletta un modo per coltivare la sua passione per la velocità. In un’intervista al Corriere della Sera ha confessato di dedicare oggi più tempo alla bici che alla moto. La mountain bike è diventata la sua compagna anche d’inverno, quando non disdegna di uscire con la snow-bike sulle piste innevate. Pur avendo pedalato meno su strada negli ultimi tempi, negli ultimi mesi si è messo sotto con allenamenti regolari proprio in vista del Giro-E.
Per Schwantz la bici è un modo per rilassarsi, godersi il paesaggio e stare a contatto con la natura, anche se ammette di controllare spesso il computerino per tenere d’occhio velocità e cadenza. La sua competitività non si è spenta, è semplicemente passata dalle due ruote motorizzate a quelle a pedali. Cerca sempre di migliorare i tempi, raggiungere quote più alte senza fermarsi, mantenendo viva quella sfida con se stesso che lo ha sempre caratterizzato. La natura agonistica del campione texano non è cambiata, ha solo cambiato “pista”.
Il suo rapporto con il ciclismo è ormai di lunga data. Schwantz ha iniziato a pedalare nel 1991, ma ha preso sul serio la bici soprattutto dopo la fine della sua carriera in MotoGP. Tra i momenti più toccanti c’è stato il viaggio in bici dall’Inghilterra all’Italia per la Fondazione Marco Simoncelli, un percorso di 1.600 chilometri per ricordare un amico e collega scomparso. Un gesto che dimostra come per lui il ciclismo sia più di uno sport: è memoria e solidarietà.
Partecipare al Giro-E è stata per Schwantz una sfida personale e un modo per avvicinarsi a uno sport diverso, ma altrettanto duro. Con un sorriso ricorda un aneddoto curioso legato alla corsa rosa: Suzuki, in qualità di sponsor, gli aveva proposto di guidare uno dei motoveicoli ufficiali con a bordo anche un cameraman. Schwantz ha detto no, spiegando che guidare una moto in gruppo, con due persone a bordo e davanti a ciclisti che scendono a tutta velocità, era l’ultima cosa che voleva fare.
Questa scelta dimostra rispetto e consapevolezza verso chi gareggia: ciclisti che affrontano discese e salite con abilità e coraggio. Schwantz ha preferito mettersi alla prova con le sue gambe piuttosto che guidare una moto, mostrando umiltà e una passione autentica per lo sport in tutte le sue forme. Il suo percorso al Giro-E è un esempio chiaro di come la voglia di mettersi in gioco non abbia confini: cambia solo il mezzo, ma resta sempre la stessa determinazione.
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