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Splippery Sam: La Triumph Scivolosa degli Anni ’70 Che Ha Fatto Storia

Nel 1970, una Triumph Trident 750 modestamente nascosta tra le altre si fece subito notare al Tourist Trophy dell’Isola di Man. Quella moto, poi soprannominata Slippery Sam, non era certo la più appariscente, ma aveva un motore capace di raccontare storie di potenza e affidabilità. Cinque vittorie di fila nella categoria Production la trasformarono in un simbolo, qualcosa che superava la semplice competizione. Non era solo una macchina da corsa: era il risultato di tecnica raffinata, audacia pura e un tocco di genialità. Dietro ogni trionfo, c’erano uomini e donne che, con passione e sacrificio, fecero diventare un modello di serie una leggenda vivente del motociclismo.

Da Triumph Trident a Slippery Sam: la nascita di un mito

Tutto comincia con la Triumph Trident 750, prima tre cilindri della casa inglese, lanciata nel 1968. Un modello innovativo per quei tempi, che venne scelto come base per la categoria Production, dove le moto dovevano restare molto vicine alle versioni di serie. A guidare la trasformazione in una vera moto da gara fu Percy Tait, pilota e collaudatore con anni di esperienza, che dal 1969 mise a punto la Trident da corsa, partendo da gare locali fino a eventi internazionali come la Hutchinson 100 a Brands Hatch, dove arrivò sesto.

Negli Stati Uniti, le Trident venivano pesantemente modificate con pezzi personalizzati per Daytona. In Europa, invece, il regolamento Production imponeva limiti severi: le modifiche dovevano essere ufficiali, disponibili a tutti e approvate dalla casa. Così Triumph lavorò con molta attenzione per mantenere affidabilità e caratteristiche vicine al modello di serie, ma spremendo ogni cavallo possibile per le gare.

Tra le modifiche più importanti c’erano un cambio a cinque marce da competizione, che migliorava la gestione della potenza, e un sistema frenante che passò dai freni a tamburo Fontana da 250 mm a due dischi Lockheed per una frenata più sicura. Il serbatoio fu ingrandito per aumentare l’autonomia e il telaio alleggerito e rialzato, pur mantenendo lo schema monoculla sdoppiata. Il motore, invece, salì da 58 a 75 cavalli a 8.500 giri grazie a pistoni Hepolite ad alta compressione e a una cilindrata portata a 749 cm³. Ogni particolare fu curato nei minimi dettagli, dagli alberi a camme TH6 agli alberi motore alleggeriti e bilanciati, per ottenere il massimo rendimento.

Il debutto al Tourist Trophy e il soprannome che fece la storia

L’estate del 1970 vide l’esordio della Trident da gara al TT Production: tre moto ufficiali affidate ai britannici Malcolm Uphill, Tom Dickie e Paul Smart. Nonostante qualche guaio tecnico per Smart, che dovette ritirarsi per problemi all’avantreno, Uphill tagliò il traguardo per primo nella sua categoria, con un tempo di 1 ora 55 minuti e 51 secondi, dominando un percorso notoriamente insidioso come quello dell’Isola di Man. Da lì iniziò la scalata di quella moto destinata a entrare nella leggenda.

Qualche mese dopo, alla celebre 24 Ore di Bol d’Or in Francia, la Trident guidata da Percy Tait e Steve Jolly affrontò una prova ancora più dura. Pioggia continua e freddo misero a dura prova piloti e mezzi. In gara c’erano anche Tom Dickie e Paul Smart, oltre ad altre Trident gestite dall’importatore francese. Le moto, con carenature progettate da Leslie Williams e George Pegden, affrontarono un circuito bagnato e scivoloso.

Durante la gara, una perdita d’olio sulla moto di Tait rese la guida un vero rischio. L’aderenza delle gomme Dunlop K81 TT100 calò drasticamente, e i piloti dovettero mantenere l’equilibrio come in uno spettacolo da circo, fermandosi spesso a rabboccare l’olio. Nonostante tutto, arrivarono al traguardo in quinta posizione, in un’impresa di forza e tenacia, sostenuti dall’importatore francese che aveva promesso una ricompensa per un piazzamento tra i primi sei.

Fu allora che Percy Tait coniò il nome “Slippery Sam”: “slippery” per la scivolosità dovuta all’olio in pista, e “Sam” dal suo soprannome tra i colleghi inglesi . Da quel momento la moto entrò nella leggenda, simbolo di una determinazione fuori dal comune in un’epoca in cui “win on Sunday, sell on Monday” era più che uno slogan.

Cinque vittorie di fila e l’addio ufficiale di Triumph

Dal 1971 al 1974, Slippery Sam collezionò una serie impressionante di successi in Europa e Gran Bretagna. Grazie al lavoro incessante di Les Williams e del suo team, la moto dominò il Tourist Trophy Production con cinque vittorie consecutive. Tra i traguardi più importanti anche la vittoria alle 500 Miglia di Thruxton nel 1971 con Tait e Croxford, oltre ai successi al TT con piloti come Pickrell, Jefferies e Grant.

Quando Triumph chiuse il reparto corse, Les Williams acquistò la Slippery Sam per appena 300 sterline, custodendola nel suo garage insieme ad altre moto da gara. Fu la passione di Williams a far continuare il progetto fuori dalla fabbrica, con uno sviluppo e un supporto privato che tennero la Trident competitiva fino al 1974. La moto fu poi donata al neonato National Motorcycles Museum di Birmingham, dove ancora oggi racconta una pagina fondamentale del motociclismo sportivo britannico.

L’incendio del 2003 e la rinascita della Trident simbolo

Il 16 settembre 2003 il National Motorcycle Museum fu colpito da un grave incendio che distrusse gran parte della collezione, compresa la Slippery Sam. Quel giorno la moto perse molti pezzi originali e sembrò destinata a sparire dalla memoria degli appassionati.

Ma meno di un anno dopo, un restauro meticoloso riuscì a riportarla quasi all’originale splendore. Oggi la Slippery Sam è di nuovo esposta a Birmingham, accanto ad altre icone del motociclismo britannico. Questo recupero dimostra non solo il valore tecnico della moto, ma soprattutto il legame affettivo che ha con chi ama le due ruote.

I dettagli tecnici che hanno fatto la differenza

La Triumph Trident Slippery Sam, nella sua versione Production, si distingueva per una serie di caratteristiche che la rendevano affidabile e performante per quei tempi. Il motore, portato a 749 cm³ con pistoni Hepolite ad alta compressione e valvole alleggerite con molle rinforzate, garantiva grande reattività e robustezza.

Gli alberi a camme TH6 e l’albero motore bilanciato assicuravano una potenza fluida, con 75 cavalli a 8.500 giri. L’accensione Bendix offriva tempi di risposta precisi e buona affidabilità. L’alimentazione era affidata a carburatori Amal 626 da 27 mm, abbinati a uno scarico a tre in due studiato per ottimizzare la spinta.

Il telaio monoculla sdoppiata, leggero ma resistente, manteneva una struttura vicina a quella di serie per garantire stabilità e controllo. Il cambio a 5 marce tipo Quaife permetteva cambi rapidi in gara. Il sistema frenante evolvette dai tamburi Fontana da 250 mm ai dischi Lockheed, indispensabili per le condizioni di corsa. Il rapporto di compressione di 11,5:1, per l’epoca, era decisamente spinto e dimostrava la cura messa nel motore.

Tutti questi dettagli, uniti alla bravura dei piloti e al lavoro di Les Williams, trasformarono la Slippery Sam in una moto da corsa leggendaria, capace di vincere in una delle competizioni più dure al mondo restando comunque fedele al modello stradale. La sua storia resta un esempio di come tecnica, passione e tenacia possano lasciare un segno indelebile sulle due ruote.

Redazione

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