In Italia, da poco è scattato l’obbligo di assicurare anche le moto ferme, non solo quelle in movimento. Una svolta che cambia le regole del gioco: ora chi lascia il mezzo parcheggiato, in garage o altrove, deve comunque stipulare una polizza, a patto che la moto sia idonea a circolare. Ma dietro questa novità si nascondono più dubbi che certezze. Il decreto, frutto della direttiva europea 2021/2118, lascia molte domande aperte su chi davvero deve pagare e in quali casi. Il risultato? Un sistema assicurativo in bilico, stretto tra norme da rispettare e difficoltà pratiche da affrontare.
La novità più grossa del decreto entrato in vigore il 12 maggio 2026 è che l’obbligo di assicurazione RC non riguarda più solo i veicoli in circolazione, ma anche quelli fermi, se sono “idonei alla circolazione”. In pratica, se una moto è in condizioni di poter essere usata, deve essere assicurata anche se resta parcheggiata in garage o in box. Questo cambia molto rispetto a prima, ampliando il campo di applicazione delle polizze RC.
Subito però spuntano problemi. Il decreto parla di esenzioni per i veicoli “stabilmente inutilizzabili” perché privi di parti essenziali, ma non spiega quali pezzi devono essere tolti per escludere una moto dall’obbligo. Si pensa che una moto senza motore possa essere esclusa, mentre la mancanza di pezzi più facilmente rimontabili, come batteria o ruota, probabilmente non basta. Toccherà al Ministero fissare la lista con un decreto ad hoc, ma per ora non c’è nulla.
Un altro nodo riguarda i controlli: se una moto può essere esentata perché mancano parti essenziali, resta da capire chi dovrà verificare, come e quando. Senza un sistema di controllo serio, l’obbligo rischia di essere poco più che una carta. La mancanza di chiarezza tiene in sospeso proprietari e autorità.
Un capitolo a parte riguarda le moto storiche, cioè quelle iscritte ai registri ufficiali con il certificato di rilevanza storica . Per questi mezzi arriva una soluzione diversa, che distingue il rischio legato alla guida da quello legato al semplice stazionamento in luoghi come garage, musei o collezioni private.
Il decreto introduce la possibilità di stipulare polizze “a rischio statico”, pensate per coprire eventuali danni durante la custodia, senza la copertura per l’uso su strada. Questo dovrebbe alleggerire i costi per chi ha moto d’epoca che usa poco o niente, mantenendo però una protezione adeguata.
Rimangono da definire i dettagli con futuri decreti attuativi, che stabiliranno come funzionerà questa assicurazione e quali regole dovranno seguire le compagnie. Se la moto storica viene usata su strada, si dovrà comunque rispettare la normale RC, pur godendo di vantaggi come premi ridotti e la possibilità di sospendere la polizza fino a undici mesi, un mese in più rispetto agli altri veicoli.
Infine, c’è il capitolo delle moto usate solo in pista o nelle gare sportive. Per queste il sistema della RC stradale previsto dalla Direttiva UE 2021/2118 e dalla legge italiana non si applica automaticamente. Le moto da circuito o competizione sono coperte da assicurazioni specifiche legate all’evento o all’organizzatore.
Questo vuol dire che non sono obbligate alla RC stradale classica, visto che raramente circolano su strada. Però, le coperture variano molto in base ai regolamenti delle singole gare e ai contratti con gli organizzatori. Non c’è una regola unica, ma una serie di soluzioni diverse a seconda delle esigenze sportive.
In sostanza, pur non rientrando nell’obbligo di assicurazione per la circolazione normale, questi veicoli devono comunque avere polizze dedicate che coprano i rischi legati all’attività in pista.
Le ultime novità cercano di aggiornare l’intero sistema assicurativo per le moto in Italia, tenendo conto delle diverse situazioni e usi. Resta però da vedere come saranno messi a punto i dettagli, fondamentali per far funzionare davvero le nuove regole senza lasciare troppe incertezze.
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