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Alex Zanardi: la verità sulla dinamica dell’incidente che ha cambiato per sempre la sua vita

Quel pomeriggio di giugno 2020, Alex Zanardi stava pedalando con la sua handbike lungo le strade della Toscana, immerso nella staffetta “Obiettivo 3”, un evento dedicato agli sportivi disabili. Il sole brillava alto, il gruppo avanzava verso Montalcino, quando, intorno alle 17, un incidente improvviso ha stravolto tutto. Zanardi, simbolo di tenacia e forza, ha visto la sua vita cambiare in un istante, lasciando un segno indelebile non solo nella sua storia, ma in quella di chi lo ha sempre ammirato.

L’incidente in Val d’Orcia: cosa è successo durante “Obiettivo 3”

La staffetta “Obiettivo 3” è una manifestazione itinerante che coinvolge atleti paralimpici in bicicletta, handbike e carrozzine olimpiche, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione attraverso lo sport. Quel giugno, il gruppo attraversava la Val d’Orcia lungo la statale 146, tra Pienza e San Quirico d’Orcia, con destinazione Montalcino. Il percorso alternava tratti in discesa e curve dolci, dove serviva concentrazione e prudenza.

Quel giorno, però, Zanardi perse il controllo della sua handbike proprio in un tratto in lieve discesa. La strada era a doppio senso, con una corsia per ogni direzione. Secondo le ricostruzioni, Zanardi invase leggermente la corsia opposta proprio mentre sopraggiungeva un autotreno. Il camion cercò di sterzare per evitare l’impatto, ma sfiorò la handbike col montante anteriore. L’atleta fu subito trasportato in elisoccorso all’ospedale di Siena, dove i medici intervennero d’urgenza per ridurre i danni al cranio.

La dinamica dell’incidente: il racconto di Mario Valentini

Gli accertamenti sono stati coordinati da Mario Valentini, commissario tecnico della nazionale di Paraciclismo, che ha ricostruito così la scena: “Il punto dell’incidente si trova su un tratto rettilineo in discesa che finisce in una curva dolce. Alex ha perso la traiettoria, invadendo di poco la corsia opposta. L’autotreno è arrivato in quel momento e, nonostante la sterzata per evitarlo, ha toccato la handbike con il montante anteriore”.

La giornata era limpida, la visibilità ottima e mancavano meno di 20 chilometri all’arrivo. Tutto lasciava pensare a una conclusione tranquilla della manifestazione. Ma quel movimento improvviso di Zanardi verso la corsia opposta si rivelò fatale, segnando una tragedia in una giornata dedicata allo sport e alla solidarietà.

L’indagine e la posizione dell’autista del camion

Subito dopo l’incidente la Procura di Siena aprì un fascicolo, indagando sulle cause e responsabilità. L’unico iscritto nel registro degli indagati fu Marco Ciacci, l’autista del mezzo pesante che procedeva in senso opposto alla staffetta. L’attenzione degli inquirenti si concentrò su posizione e velocità dei veicoli al momento dello scontro.

Bisognava capire se il camionista avesse violato il codice della strada o agito con imprudenza. Le testimonianze e i rilievi sul luogo misero in dubbio alcune ipotesi, ma l’obiettivo principale della Procura rimase quello di chiarire con precisione come fosse avvenuto l’impatto.

Perizie a confronto e battaglia in tribunale

Durante il processo emersero pareri tecnici opposti. Gli esperti della Procura sostennero che il camion viaggiava a velocità moderata e che il conducente aveva sterzato prontamente per evitare l’impatto. Dall’altra parte, i consulenti della famiglia Zanardi avanzarono l’ipotesi che il camion avesse invaso leggermente la corsia opposta, costringendo l’atleta a una manovra improvvisa.

Secondo la difesa, questo avrebbe fatto perdere a Zanardi il controllo della handbike. Il giudice però non ritenne decisivo questo argomento. La perdita della traiettoria fu attribuita a una manovra tecnica di Zanardi in un tratto complesso del percorso, senza un nesso diretto con la condotta del camionista.

La sentenza: nessuna colpa per l’autista, archiviato il caso

Nel luglio 2021 il Giudice per le Indagini Preliminari di Siena accolse la richiesta di archiviazione della Procura, respingendo l’opposizione della famiglia Zanardi. Nella sentenza si legge che l’autista non commise infrazioni né guidò in modo imprudente. La sua condotta fu giudicata corretta e prudente.

Il giudice sottolineò che l’invasione della corsia opposta da parte di Zanardi avvenne indipendentemente dalla posizione del camion, senza alcun legame causale tra le due dinamiche. Così si chiuse un capitolo giudiziario complesso, che aveva cercato di fare luce su un dramma consumatosi durante una giornata dedicata allo sport e all’inclusione.

Alex Zanardi aveva 53 anni quando tutto accadde. Da quel momento la sua salute non tornò più quella di prima, fino al triste epilogo recente.

Redazione

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