“Il 70% delle recensioni online potrebbe essere falso”, dicono gli esperti. Un dato inquietante, ma che spiega molto del caos in cui ci muoviamo oggi. L’intelligenza artificiale ha reso più semplice creare commenti fasulli, alimentando un fenomeno che danneggia consumatori e imprese. In Italia, dal 7 aprile 2026, c’è una legge nuova pronta a intervenire, ma senza regole chiare e linee guida operative, rischia di rimanere lettera morta. Così, mentre aziende e utenti navigano a vista, le piattaforme digitali si trovano schiacciate da un sistema ancora tutto da definire.
Con la legge n. 34/2026, l’Italia ha introdotto regole più rigide per frenare le cosiddette “fake reviews”. La norma riguarda tutti: dai ristoranti agli alberghi, dai meccanici ai negozi di moto. Il testo stabilisce che per essere autentica, una recensione deve essere pubblicata entro 30 giorni dall’effettivo utilizzo del servizio o dall’acquisto del prodotto. Inoltre, il commento deve rispecchiare l’esperienza reale dell’utente.
Un punto fondamentale è il divieto assoluto di recensioni ottenute in cambio di sconti o regali. L’obiettivo è evitare che i titolari di attività possano manipolare la reputazione online con feedback pilotati. Per rafforzare la norma, i gestori possono segnalare alle piattaforme i commenti sospetti chiedendone la rimozione immediata. L’intento è chiaro: riportare trasparenza e fiducia nelle valutazioni digitali, ormai decisive per i consumatori e per il successo delle imprese.
Nonostante i paletti messi nero su bianco, resta da capire come applicare concretamente la legge. Il compito spetta all’Antitrust e all’Agcom, che devono definire regole precise e sanzioni. L’Autorità Antitrust dovrà stabilire i criteri per riconoscere recensioni lecite e le pene per chi trasgredisce. All’Agcom invece spetta il compito di indicare come le piattaforme devono gestire i commenti e le segnalazioni.
Questo doppio passaggio è ancora in corso e senza linee guida chiare la legge resta in una sorta di limbo. Non mancano poi le difficoltà pratiche, come capire chi davvero ha scritto la recensione. Per esempio, se un acquisto avviene su un sito e il commento finisce su un altro portale, diventa complicato verificare l’autenticità. La legge consente di chiedere prove come scontrini o fatture, ma solo se ci sono contestazioni precise. Le associazioni dei consumatori sottolineano che questo sistema è difficile da gestire, soprattutto per proteggere la privacy e velocizzare i controlli.
Le recensioni online influenzano sempre di più le decisioni di acquisto e i bilanci delle aziende. Negli ultimi anni, il fenomeno delle recensioni false ha attirato anche l’attenzione della giustizia. Ci sono stati diversi casi di imprenditori presi di mira da campagne di commenti negativi pilotati, spesso come ritorsione per aver detto no a favori o richieste poco chiare. In alcuni casi, la creazione di recensioni false ha portato anche ad arresti e condanne.
Secondo la Federazione Italiana Pubblici Esercizi , negli ultimi due anni sono arrivate circa 500 segnalazioni di recensioni sospette. Intanto, piattaforme come Trustpilot hanno cancellato milioni di recensioni false: solo nel 2024, oltre 4,5 milioni di commenti non genuini, pari al 7% del totale. Numeri che parlano chiaro sulla gravità del problema.
La diffusione di recensioni generate con l’intelligenza artificiale rende ancora più facile manipolare la reputazione online, aumentando il rischio di disinformazione. Nonostante le normative in arrivo, serve ancora molto per avere strumenti efficaci e risposte rapide, che finora mancano senza le direttive di Antitrust e Agcom. Così, mentre il sistema si evolve, consumatori e professionisti devono restare sempre in guardia per non cadere nelle trappole di una comunicazione digitale sempre più complicata.
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