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Bianca Balti inaugura la Fondazione Mind Your Cancer per il supporto psicologico in oncologia

Quando arriva una diagnosi di cancro, il mondo si sgretola in un attimo. Non è solo il corpo a essere colpito: la mente si ritrova schiacciata da paure improvvise, ansie che non si placano, dubbi che si affollano sul domani. Eppure, ancora oggi, in molti ospedali la cura psicologica resta un passo indietro rispetto alle terapie mediche. Ma qualcosa sta cambiando, lentamente. Medici, associazioni e istituzioni iniziano a capire che non basta combattere il tumore: serve accompagnare il paziente anche nel suo dolore interiore, prendersi cura di quella parte invisibile che spesso viene dimenticata.

Psicologia in oncologia: perché è fondamentale

La malattia oncologica non si limita a un problema fisico. Dal momento in cui arriva la diagnosi, tutto cambia: la routine, i rapporti, la serenità. Ansia, depressione e isolamento sono difficoltà comuni, che possono pesare sul decorso della malattia e sulla qualità della vita. Per questo, introdurre il supporto psicologico negli ospedali oggi è diventato indispensabile.

Avere accanto uno psicologo specializzato significa offrire al paziente e alla sua famiglia strumenti concreti per affrontare lo stress, migliorare il dialogo con i medici e mantenere un equilibrio emotivo. Le modalità sono diverse: sedute individuali, gruppi di auto-aiuto, attività per rafforzare la resilienza. Numerosi studi dimostrano che questo aiuto integrato aumenta la voglia di seguire le cure, allevia il dolore e può persino migliorare la prognosi.

Progetti e iniziative: la psicologia entra in corsia

Negli ultimi anni, molte regioni e ospedali italiani hanno lanciato iniziative per rafforzare la presenza dello psicologo nei reparti oncologici. Si punta molto sulla formazione del personale sanitario, sull’introduzione di protocolli per individuare subito il disagio psicologico e sulla creazione di spazi dedicati al supporto emotivo.

In alcune strutture pubbliche sono nati ambulatori psicologici oncologici, dove i pazienti trovano consulenze specialistiche nei momenti più difficili del percorso terapeutico. Parallelamente, associazioni di volontariato organizzano campagne per far capire a tutti quanto sia importante il benessere mentale durante la lotta contro il cancro.

Questi sforzi sono accompagnati da ricerche che mostrano come un buon supporto psicologico possa ridurre l’uso di farmaci ansiolitici e antidepressivi, limitare le ospedalizzazioni dovute a complicazioni psicologiche e, di conseguenza, alleggerire la spesa sanitaria.

Formazione e lavoro di squadra: la chiave per un’assistenza efficace

Per offrire un supporto psicologico all’altezza, è fondamentale investire nella formazione continua di tutti gli operatori coinvolti: medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali. Solo lavorando insieme, unendo competenze mediche e psicologiche, si può costruire un percorso di cura che metta davvero al centro la persona.

La formazione riguarda soprattutto la comunicazione con chi affronta un tumore, la gestione delle emozioni legate alla diagnosi e alla terapia, e la capacità di riconoscere i primi segnali di disagio mentale. Un approccio multidisciplinare aiuta anche a evitare il burnout degli operatori e migliora la qualità del rapporto con i pazienti.

Inoltre, la collaborazione tra ospedali, centri di ricerca e associazioni facilita lo scambio di esperienze e modelli efficaci. È importante creare reti territoriali che permettano a ogni paziente oncologico di accedere facilmente a servizi integrati di sostegno psicologico, ovunque si trovi.

Le sfide da affrontare per fare della psicologia un pilastro dell’oncologia

Nonostante i passi avanti, il supporto psicologico non è ancora una realtà diffusa in tutte le strutture. Mancano spesso risorse umane dedicate, fondi adeguati e linee guida uniformi a livello nazionale. Inoltre, i servizi sono distribuiti in modo disomogeneo sul territorio, con differenze marcate tra una regione e l’altra.

Per superare questi ostacoli serve un impegno costante da parte di istituzioni e politica. Occorre aumentare gli investimenti per formare specialisti, ampliare l’offerta di servizi e mettere in piedi sistemi di controllo per valutare i risultati raggiunti. Solo così il supporto psicologico potrà smettere di essere un optional e diventare parte integrante della cura oncologica.

Va anche promossa una maggiore consapevolezza tra pazienti e familiari, perché possano chiedere e partecipare attivamente a questi percorsi di sostegno. Riconoscere il benessere psicologico come un diritto fondamentale è la sfida successiva per una sanità oncologica più umana e completa.

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