Il sole picchia forte su Portimão, ma a far parlare è la Ducati Aruba.it Racing. Nicolò Bulega, che ieri sembrava arrancare nelle prove libere, si è trasformato in un fulmine durante la Superpole. Ha stracciato il record della pista, abbassandolo di quasi mezzo secondo, quel limite che solo un anno fa era stato stabilito da Toprak Razgatlıoğlu. Dietro di lui, a meno di due decimi, c’è Iker Lecuona, compagno di squadra e conferma che quella coppia rossa sarà un vero incubo per gli avversari. La prima fila ora è un trionfo di colori: il rosso Ducati, l’italiano e lo spagnolo pronti a comandare la scena.
Quando si accende la Superpole, Bulega fa sul serio. Tra curve veloci e saliscendi, stampa un 1’38”495 che non è solo tempo, ma una dichiarazione di forza. Il precedente record di Razgatlıoğlu, 1’39”081, viene polverizzato nettamente. L’italiano sembra aver trovato il passo perfetto a Portimão, dominando con una sicurezza sorprendente.
Dietro di lui, Lecuona conferma il momento d’oro della Ducati ufficiale, fermando il cronometro a 1’38”637, a solo 0”142 di distacco. Una doppietta che mette in chiaro le cose fin da subito. A completare la prima fila, Yari Montella con la Ducati del team Barni Spark Racing, staccato di 0”438, che si conferma il riferimento tra i team privati. Ducati ha dimostrato non solo potenza, ma anche affidabilità su un circuito tecnico e impegnativo come questo.
La scelta dell’assetto e delle gomme ha fatto la differenza. Bulega e Lecuona hanno sfruttato il momento giusto per spingere al massimo, sfruttando anche la lettura tattica del tracciato. Un exploit in Superpole che arriva dopo un avvio di prove non brillante per Bulega, ma che sottolinea la sua capacità di adattarsi e reagire. La pole position è una carica importante in vista della gara.
Portimão sembra un circuito più amico delle Ducati che delle BMW. La casa tedesca, una volta grande protagonista, stavolta deve inseguire. Solo Miguel Oliveira riesce a infilarsi nella top cinque, conquistando il quarto posto a 0”573 da Bulega. Non è il podio, ma è comunque un segnale positivo per il team.
Difficoltà invece per Danilo Petrucci, compagno di Oliveira, che chiude nono, ultimo della terza fila, a 0”759 dalla vetta. Le qualifiche non permettono ancora alla BMW di schierare più piloti competitivi nelle posizioni di testa, un punto su cui il team dovrà lavorare.
Tra gli altri, spiccano Sam Lowes quinto, Xavi Vierge sesto, Alex Lowes settimo e Lorenzo Baldassarri ottavo. La top ten si chiude con Axel Bassani e Álvaro Bautista, decimo e undicesimo, tutti racchiusi in meno di un secondo, ma senza margini per migliorare ancora. Bassani e Bautista restano piloti affidabili, ma faticano a risalire nella classifica.
Da segnalare anche Andrea Locatelli, quattordicesimo, ancora in cerca di feeling con la moto, e gli italiani Alberto Surra e Stefano Manzi, nelle posizioni sedicesima e diciassettesima. Jonathan Rea, rientrato per sostituire l’infortunato Alex Lowes sulla Honda HRC, chiude diciottesimo, quasi due secondi dietro Bulega, segno che la Honda deve ancora lavorare per tornare competitiva.
La griglia di partenza mette nero su bianco il dominio Ducati a Portimão. Cinque piloti tra i primi dieci si giocano posizioni importanti dietro le due Ducati ufficiali. Ecco i primi sei:
1. Nicolò Bulega – 1’38.495
2. Iker Lecuona – +0.142
3. Yari Montella – +0.438
4. Miguel Oliveira – +0.573
5. Sam Lowes – +0.595
6. Xavi Vierge – +0.644
Tre Ducati in prima fila, di cui due ufficiali, sono una carta pesante per la casa italiana. Il mix tra tecnica e talento dà loro un netto vantaggio su un tracciato che richiede controllo, potenza e resistenza.
Dietro, la seconda fila è più variegata: Oliveira e Lowes per BMW e Marc VDS, con Yamaha che si fa notare grazie a Vierge. Lo spettacolo è garantito, con moto e piloti di spessore pronti a sfidarsi davanti al pubblico portoghese.
La gara si preannuncia appassionante. Bulega e Lecuona, dalla prima fila, partiranno forte per prendere subito il comando e dettare il passo. Gli altri dovranno inventarsi strategie diverse per provare a rompere l’egemonia delle “Furie Rosse”.
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