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Dall’Emilia al Tigullio: l’itinerario tra Appennino e mare ligure da non perdere

Piacenza si lascia alle spalle, la strada si arrampica subito verso l’Appennino. Senza mai scendere dalla moto, il viaggio ti porta attraverso curve strette e panorami che si spalancano su vallate segrete e coste lontane. Arrivare fino al Golfo del Tigullio significa attraversare un anello che unisce Emilia e Liguria, passando per il passo del Tomarlo, un valico carico di storia. Non è un percorso per chi cerca comodità: ogni chilometro sfida la guida con tornanti e tratti tecnici. Ma la fatica si dissolve davanti a borghi antichi e paesaggi che restano impressi, in un susseguirsi di emozioni e natura selvaggia.

Da Piacenza a Grazzano Visconti, il primo passo nella Val Nure

Si parte da Piacenza, cuore dell’Emilia, e si lascia subito la città per entrare nella Val Nure. La prima tappa è Grazzano Visconti, borgo famoso per il suo aspetto neomedievale: un vero e proprio set artistico e culturale nato negli anni Venti intorno a un castello antico. Qui il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso, tra case con torrette e giardini curati.

Si prosegue sulla SP654 che segue il corso del torrente Nure. I primi chilometri sono dolci, tra colline leggere e strade larghe, passando per piccoli centri come Ponte dell’Olio. È il momento giusto per prendere confidenza con la strada, scaldare i muscoli e godersi la campagna emiliana che lentamente lascia spazio alle montagne.

Avvicinandosi a Bettola, la valle si fa più stretta e si sale di quota. Il paesaggio cambia: la vegetazione si fa più fitta e la strada più impegnativa. Si alternano curve veloci e tornanti stretti, segno chiaro dell’ingresso nell’Appennino. Il percorso mostra subito le sue due anime: lunghi rettilinei e tratti tecnici, per chi cerca varietà e adrenalina.

Il passo del Tomarlo, tra boschi e tornanti a 1480 metri

Superata Bettola, la SP654 si addentra nell’Appennino tosco-emiliano e porta fino al passo del Tomarlo, a 1480 metri di quota. Questo valico è un vero spartiacque naturale e un collegamento importante tra Emilia e Liguria. Qui il paesaggio cambia ancora: le foreste di faggi e abeti dominano, e nonostante la fama del luogo si avverte una certa solitudine.

Il bosco avvolge chi guida, regalando scorci incantati sulla catena appenninica. Ma serve attenzione: la strada si fa più tecnica, con curve strette e tornanti che impongono un’andatura lenta e costante. Le pendenze si fanno più decise rispetto all’inizio del percorso. Il passo del Tomarlo è una prova importante per chi vuole affrontare tutto l’itinerario e mettere alla prova la propria abilità in montagna.

Non lontano c’è il passo dello Zovallo, un altro valico che permette di superare l’Appennino e completare importanti collegamenti in questa zona. Qui la natura si mostra in tutta la sua bellezza intatta, e l’assenza di insediamenti umani fa sentire il peso di un ambiente selvaggio e lontano dalla civiltà.

San Stefano d’Aveto e la valle d’Aveto: una sosta tra storia e natura

Dal passo del Tomarlo si scende verso la Liguria lungo la SS654, fino a San Stefano d’Aveto, borgo medievale che conserva un ricco patrimonio storico. Il castello Malaspina domina ancora la collina, a testimonianza di secoli di dominazioni che hanno visto alternarsi le famiglie genovesi Fieschi e Doria. San Stefano d’Aveto è un crocevia importante e vale la pena fermarsi: per riposare, assaggiare piatti tipici o semplicemente per respirare l’atmosfera di un paese che ha mantenuto intatta la sua identità.

Da qui parte la SP586, che attraversa la valle d’Aveto, più decisa e montana rispetto alla parte emiliana. Si aprono le viste su cime imponenti come il Monte Penna e il Monte Aiona, veri monumenti naturali che scandiscono la discesa verso il mare. La strada si snoda tra curve ampie e saliscendi, mantenendo sempre alto l’interesse. Tra piccoli paesi immersi nel verde, la valle d’Aveto racconta una Liguria diversa, lontana dalle spiagge più affollate.

Verso la costa: dal passo della Forcella al Golfo del Tigullio

Usciti dalla montagna, il viaggio continua verso la costa ligure passando dal passo della Forcella, che apre la strada alla Val Fontanabuona. Da qui, lungo la SP225, si scende fino al mare, fino ad arrivare a Santa Margherita Ligure, località elegante affacciata sul Golfo del Tigullio.

Il cambio di scenario è netto: la montagna lascia spazio al mare, con porticcioli curati, lungomari vivaci e centri più frequentati. Santa Margherita Ligure è il punto ideale per una pausa, per godersi il panorama e ricaricare le energie. Il contrasto tra gli Appennini e la costa è forte e affascinante.

In questa zona i servizi sono più numerosi e c’è più gente, ma l’itinerario prosegue verso l’interno, evitando le strade costiere più trafficate. La Val Fontanabuona resta una via di collegamento preziosa con l’entroterra e con l’Appennino.

Il ritorno a Piacenza: passi, valli e curve tra la Crocetta, la Scoglina e la Val Trebbia

Il rientro verso Piacenza si svolge su strade di montagna che chiudono l’anello. La SP58 sale verso il passo della Crocetta, tappa a quota elevata che accoglie con panorami mozzafiato e paesaggi tipici dell’Appennino. Si torna poi nella Val Fontanabuona, per raggiungere il passo della Scoglina, un altro punto alto che racconta la varietà del territorio.

Da Rezzoaglio si prende la SP586 in direzione Emilia, fino a immettersi nella SS45, la strada principale della Val Trebbia. Questa valle è famosa per la sua natura rigogliosa e per il fiume Trebbia che la attraversa. Passando per Bobbio, borgo storico ricco di monumenti e noto soprattutto per la sua abbazia, il viaggio si avvicina alla fine.

Gli ultimi chilometri riportano a Piacenza, chiudendo il cerchio. È stata una giornata lunga, fatta di curve, boschi, paesi e mare. La sfida più grande è la distanza e la continua alternanza di tornanti che richiede concentrazione e buona forma fisica. Ma la soddisfazione è grande: un’esperienza completa, che unisce il piacere della guida alla scoperta di territori diversi, tutti in un solo viaggio.

Redazione

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