Il rombo del motore risuona mentre la strada si fa tortuosa, abbracciando colline morbide e boschi silenziosi. Da Voghera a Brallo di Pregola, poco meno di 200 chilometri che raccontano una trasformazione continua: dalla pianura piatta alle creste dell’Appennino. Qui, tra curve strette e borghi dimenticati, si incontrano sorgenti termali e panorami capaci di togliere il fiato. Il Passo del Giovà, a 1.368 metri, domina il territorio, offrendo viste che si perdono tra Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. La primavera e l’autunno, con il loro clima dolce, sono il momento ideale per questa fuga su due ruote. Un viaggio che mescola adrenalina e relax, storia e natura.
Da Voghera a Salice Terme: l’Oltrepò che racconta le sue acque termali
Si parte da Voghera, città sullo Staffora che fa da porta d’ingresso all’Oltrepò Pavese. Usciti dal centro, il traffico si dirada e la strada si fa più dolce, seguendo le colline sempre più verdi. La prima tappa è Salice Terme, celebre fin dai tempi dei Romani per le sue acque curative. Qui le sorgenti sulfuree e salsobromoiodiche sono rinomate per alleviare problemi respiratori, dermatologici e dolori articolari. Il centro termale non è solo un luogo di cura, ma anche un punto di riferimento per chi cerca trattamenti estetici e momenti di relax. Fermarsi a Salice non è solo una pausa per ricaricare le energie, ma anche un tuffo nella storia antica del territorio, prima di addentrarsi nelle strade più strette e tortuose dell’entroterra.
L’entroterra selvaggio: stelle, castelli e panorami da scoprire
Lasciata Salice Terme, la strada si fa più tortuosa e il paesaggio si trasforma in un insieme di boschi e colline che sembrano non finire mai. L’asfalto segue il profilo naturale del terreno, diventando più stretto e coinvolgente per il motociclista. Poco più avanti si trova l’Osservatorio astronomico di Ca’ del Monte, posizionato in un luogo perfetto per ammirare il cielo stellato e godersi una sosta tranquilla anche di giorno. Una breve deviazione porta a Zavattarello, borgo medievale dominato dal Castello Dal Verme, aperto ai visitatori. Il paese ha conservato intatto il suo aspetto antico e rappresenta un vero tuffo nella cultura locale. Qui si può fare una pausa prima di affrontare la parte più tecnica del percorso, immergendosi in un angolo autentico dell’Oltrepò.
La salita al Passo del Giovà: sfida e panorami a 1.368 metri
Proseguendo verso sud, la strada inizia a salire fino al Passo del Giovà, il punto più alto del percorso. Situato ai piedi del monte Chiappo, questo valico segna il confine tra Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. Da qui si godono panorami che abbracciano tre vallate ancora poco toccate dall’uomo, con paesaggi selvaggi e natura rigogliosa. La strada per arrivarci è stretta, immersa nel bosco e piena di curve continue, che richiedono una guida attenta e precisa. Dopo il passo, si segue la SP88 che corre lungo il crinale dell’Appennino, passando da Cima Colletta vicino al rifugio Cai Nassano, mantenendo un’altitudine elevata per diversi chilometri. Questo tratto è la parte più stimolante per chi ama la guida sportiva su due ruote.
Discesa al Passo del Brallo e arrivo a Brallo di Pregola: il cuore montano dell’Oltrepò
Dal Passo del Giovà la strada scende verso il Passo del Brallo, a 951 metri, punto di collegamento naturale tra la valle Staffora e la val Trebbia. Il valico, incastonato tra il monte Penice e il monte Lesima, è stato per secoli una via commerciale importante tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Oggi è frequentato soprattutto da motociclisti e ciclisti, attratti dalle curve ampie, dalle pendenze regolari e dalla buona visibilità. Qui la guida è più fluida rispetto al tratto precedente, ma comunque interessante e divertente. Verso la val Trebbia la strada si fa più mossa, con tornanti e cambi di ritmo che aumentano il piacere di guida. Si arriva infine a Brallo di Pregola, un paese dotato di bar, ristoranti e strutture per il pernottamento, perfetto per una pausa. Nei dintorni si trovano le dorsali panoramiche del monte Lesima, ideali per escursioni in un territorio ancora selvaggio.
Consigli pratici per orientarsi nell’Oltrepò in moto
Il percorso descritto è solo una delle tante varianti possibili su due ruote nell’Oltrepò Pavese. Tra strade provinciali, statali e deviazioni, la rete stradale può sembrare un labirinto per chi non è pratico. Google Maps è uno strumento utile, ma non sempre indica la strada più adatta ai motociclisti. In questi casi conviene affidarsi ai file GPX, uno standard usato dai navigatori GPS, che contengono le coordinate precise delle tappe. Così si può navigare con più sicurezza e personalizzare il viaggio. Per chi non è esperto o preferisce un approccio più semplice, app come GPX2MAPS offrono interfacce facili da usare, rendendo il mototurismo più accessibile anche in zone complesse come questa. Chi vuole spingersi oltre può scoprire altri itinerari meno battuti nell’Appennino.
