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Gallery Comic Garage: Max Pisu

Il suo personaggio più celebre, il tenero e spietato frequentatore della parrocchia, racconta in esclusiva un episodio automobilistico totalmente inedito

Non mi intendo molto di automobili, perché non ho la patente. In parrocchia a dire il vero la patente non ce l’ha quasi nessuno, perché o sono troppo giovani per averla oppure troppo vecchi, e nessuno alla Motorizzazione vuole prendersi la responsabilità di rinnovargliela. Per fortuna che c’è Don Dante, che ha preso la patente nel 1963 dicendo che le vie del Signore sono infinite, ma nessuno ha detto che bisogna per forza trovarle tutte a piedi. Minchia che ridere…
Per fortuna c’è Don Dante che guida, dicevo, perché altrimenti potremmo dimenticarci i pellegrinaggi, le gite parrocchiali e i fine settimana di preghiera in montagna. Ma due anni fa il suo furgone Volkswagen, comprato lo stesso anno della patente, ha deciso che era ora di rendere l’anima al PRA. Eravamo tutti pronti a partire verso il rifugio Cima di Papa (che fra di noi chiamavamo Cima di Rapa ammazzandoci dal ridere…), con le chitarre, i panini, la spuma e la torta rustica con l’uovo sodo, quando il furgone ha aspettato che Don Dante salisse, poi ha fatto un rutto pazzesco e dal comignolo posteriore è uscita una fumata bianca. Qualcuno si è buttato in ginocchio alzando gli occhi al cielo e ha gridato: “Habemus Papa”…io l’ho guardato e ho detto: “Eh no! Habemus fuso!”. Minchia che ridere!
Don Dante stava quasi cadendo in depressione e durante la predica della domenica ha dato qualche segno di squilibrio. Ha chiesto al chierichetto di portargli il paraflu, invitando i fedeli a pregare ma senza mai dimenticarsi di cambiare l’olio, far controllare i livelli di penitenza e vulcanizzare i peccati. Era un periodo molto triste: mesi interi passati fra la parrocchia e l’oratorio, mangiando panini con la spalla cotta seduti su una panchina.
Così un giorno mi sono deciso: l’ho preso da parte e gli ho detto: “Dì, Don Dante (didondante… cherrriddere!) basta con questo strazio: andiamo a comprare un nuovo furgone!” Abbiamo contato i soldi disponibili iniziando a girare per i concessionari, ma ci siamo subito spaventati. I venditori dicevano che al prezzo di listino bisogna aggiungere finestrini, tappetini, radioline, ruotine di scortina, triangolini… e questo senza metterci tasse, immatricolazioni e altre cosine che adesso non mi ricordo più. Insomma, il prezzo di listino quasi raddoppiava. Don Dante ha anche cercato di intenerire un venditore, raccontandogli la storia del cinque per mille, delle offerte dei fedeli e della comunità parrocchiale che non poteva sopportare un simile sforzo economico. Ma anche cercando di venirci incontro, il totale messo insieme dal venditore faceva mancare il fiato a Don Dante. Quello faceva i conti in un silenzio irreale, menando i polpastrelli sulla calcolatrice, e alla fine diceva: “Sono pronto”. Don Dante si metteva comodo, mi chiedeva di tenere a portata di mano il bicchiere con il cordiale, poi guardava il venditore fisso negli occhi, lasciandosi sfuggire un coraggioso “Io anche”. E quando quello sparava il prezzo, Don Dante alzava le mani al cielo, chiedendo l’aiuto di due colleghi che non avevo mai sentito: Don Daimler e Don Chrysler.
Così l’ho preso da parte e gli ho detto: “Dì Don Dante (didondante… ancora! Mi fa morire questa cosa…), organizziamo una caccia al tesoro, una lotteria, una gara freccette o che ne so io, e raccogliamo delle offerte… no?”. Così è stato: quel giorno ci siamo divertiti un mondo mangiando e cantando, mentre Don Dante se ne stava seduto in un angolo a contare i soldi. Così l’ho preso da parte e gli ho detto: “Dì Don Dante (didondante… non mi abituerò mai!) non è un gesto carino… vieni fra di noi!”. Mi ha abbracciato con un sorriso, il primo dopo tanto tempo, urlando: “Ci siamo, stavolta ci siamo! Sia ringraziato il Signore!”.
Così siamo tornati all’attacco da un altro venditore, dicendogli che cercavamo un furgone, qualcosa dove poter caricare fedeli e fedelissimi della parrocchia. Lui ci ha pensato un po’, poi ha detto: “Vi consiglio un bel monovolume sette posti. I furgoni non vanno più, sono roba vecchia… questi sono l’ideale per portare gente, caricare roba e vivere senza problemi di spazio…”. Sette posti per sette fedeli, sembra il titolo di un film. Oppure sette posti per sette sorelle, quando portiamo le suore al Sacro Monte di Varese o magari sette come i peccati capitali… ma non è il caso di ricordarlo a Don Dante. Però il giorno in cui è arrivato dal concessionario, presentandosi nel cortile della parrocchia con il monovolume setteposti nuovo e lucido, Don Dante faceva la sua bella figura, tronfio di gioia e con gli occhiali scuri… L’ho preso da parte e gli ho detto: “Dì Don Dante (…)… sai che sembri Don Johnson?”. Lui mi ha guardato male, dicendo che si trattava di un bel momento per la nostra comunità, e non era il caso di citare la concorrenza. Minchia che ridere…

da La mia Auto n°08 del 2006

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