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Gallery Comic Garage: Luca Klobas

Finto extracomunitario per esigenze televisive, il comico veneziano offre voce e volto ad un emigrante dell’est che vive di espedienti, ma soprattutto che dello stile di vita italiano ha imparato gli stereotipi peggiori.

Buongiorno Italia! È un giornale di Italia questo, no? Sono felice di essere qui, tanto che mio cuore balla come tavolino de Ikea… Grazie, davvero grazie anche a nome della mia mama, che non vedo da tanto tempo e se compra (ruba) questo giornale sarà felice di vedere che sto bene, sono in forma e ho anche meso su un po’ di chili. Sì, perché da quando sono in Italia non riesco facilmente a tornare al mio paese, perché poi pasticci di frontiera con passaporto e permesso di soggiorno e faccio fatica bestia a rientrare in tempo per mio lavoro. E grazie anche che date a me opportunità di parlare di automobili, che sono del ramo e me ne intendo. Ricordo prima macchìna rubata… Una Fiat Punto verde come una botiglia di bira. L’ultima? Una Porsc Varenne… Come si chiama quel coso groso groso e pieno di cavali che usate qui in Italia? Ecco, questa è mia attività principale, anche se quela scrita su documenti è armatore. Esatto, armatore… Cosa c’è da ridere? In vostra televisia quelli che fanno mio mestiere chiamati traficanti de armi, ma poco bello… Meglio armatore. Posiedo un belisimo gomone 12 posto, truccato di tutto punto, come Paolo Limiti, che va avanti e indietro per Adriatico. Prima de kalaznikov con gomone trasportavo sigarette, ma da quando ho saputo che il fumo uccide ho smeso…
Ho imparato tante cose da quando sono qui in Italia… Per esempio che voi dite di essere in crisi, ma in giro ci sono macchine sempre più bele, sempre più grose, sempre più lusuose… Forse anche questo segno di vostra acoglienza! Fate tuto per rendere piacevole anche furto di auto…. Che paese, che gente meravigliosa siete… Pecato che poi correte subito a fare denunzia a polizia, ma per fortuna ricerche di auto rubate non scatano mai e abiamo tempo di smontare tutto con calma.
Ed è un peccato… Che sulle vostre macchine non ci siano più autoradio da smontare… Era così belo, erano momenti così romantici… Aspettare tramonto rosso fuoco di questo grande paese, pieno di odori delle vostre cucine, quando le familie si riuniscono davanti a tavola per una tipica cenetta di italiani… Antipasto misto, spagheti, stinco di maiale, patate al forno, tiramisù, caffé, limoncelo e alka seltzer… Ed io lì fuori, a girare per strade per trovare la macchìna giusta ed entrare con cacciavite per sdradicare autoradio… Ora non più, finiti anche questi tempi! Perché ora avete tutte autoradio dentro cruscotto e cruscotto è scomodo da mettere sotto il braccio andando via… Una bella seccatura, no? Ma non è andata sempre così bene… Prima di partire da mio paese, mio papa mi mette una mano sulla spalla e dice quelle frasi piene di poésia che solo noi dell’Est sappiamo capire: Ratko, è ora che tu vai. Ho chiesto dove, ma non ha più risposto. Si è girato e ha alzato dito medio. Segno di saluto afetuoso e di buona fortuna in tuto il mondo, mi sembra. Poi ho sentito mani che mi tiravano e dopo una settimana di gommone arriviamo sulle coste italiane. Che belo, che vista…  Avevo sempre imaginato l’Italia come un grande paese pieno di calciatori e le donne nude di Colpo Groso che avevo visto in vostra televisia. Invece c’era motovedetta della Capitaneria di Porto ad aspettare noi, e nemmeno una velina a ballare. Prima delusione di Italia. Ma io non vuole lamentarsi! Anzi, approfito di questo giornale per dire grazie a questo meraviglioso paese che mi ha accolto, mi ha dato cittadinanza, pasaporto e perfino una patente di guida… Ma che dico una? Cinque, sei, sette patenti di guida… Tutte trovate nei portafogli… Così che io finalmente può guidare come italiano vero, e nemmeno paura dei punti sulla patente, perché tanto è di un altro.
Però io vuol dire una cosa a voi italiani: basta con questi antifurti satelitari! Basta, perché complica solo la vita a chi lavora di notte…  E tanto la machina la portiamo via lo steso. Altra delusione di questo nostro grande paese sono tropi, ma davvero tropi immigrati… Noi che lavora qui non ne può più, perché ormai pieno di extracomunitari che cercano di lavarti vetro o di vendere spugnette giale e verdi… Che poi ogni tanto perdo pazienza, tiro giù finestrino e dico: “Ma ascolta tu, cosa vuoi che ci facio con spugnetta giala e verde a quest’ora? Mi fermo e lavo via lo sporco dal semaforo?”. Ma insomma! Bisogna che anche questi signori si adeguano a nostra vita, se vogliono vivere in questo Paese… Ed io voglio chiedere a nostro governo di chiudere i cancelli de Italia, perché troppi stranieri e deve tutelare noi che lavorano qui!
Però grazie, perché voi siete il paese delle grandi oportunità e se uno è bravo riesce a farsi strada… Basta guardare vostra televisia per vedere che sono capitato nel posto giusto: qui da voi, chi ruba ed è bravo può fare cariera… Io ci conto Italia, ancora qualche anno con le macchìne ed i gomoni, poi tento scalata di qualche banca. Prima o poi mi vedete in televisia, promeso!

da La mia Auto n°04 del 2006

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